Il caso Lo Porto

Vanessa Lo Porto è libera. Lo ha disposto il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Gela, Veronica Vaccaro, su richiesta degli avvocati della difesa Flavio Sinatra e Raffaella Nastasi su parere favorevole del Pubblico Ministero del tribunale di Gela. Niente arresti domiciliari per la giovane madre che si è resa protagonista dell’omicidio dei suoi due figli, ma viene mantenuto il divieto di dimora a Gela. Vanessa resta quindi nel centro di recupero del trentino dove sta seguendo un percorso terapeutico di tipo psicologico. La decisone del Gip è dovuta al fatto che sono venute meno le esigenze cautelari a seguito delle perizie disposte dalla Procura e quelle prodotta dalla difesa depositate il 3 settembre scorso. Era stata riconosciuta incapace di intendere e di volere. La perizia della procura di Gela aveva confermato che le condizioni psicologiche di Vanessa Lo Porto, la donna che ad aprile ha annegato i due figli di 9 e 2 anni, erano labili. Psicologi e psichiatri, nominati anche dalla difesa della donna e dall’ex marito di quest’ultima, hanno confermato lo stato mentale di Vanessa Lo Porto. Quando la mattina del 23 aprile scorso fece annegare nel mare di Manfria, a circa 8 chilometri dal centro abitato di Gela, i figli Giuseppe e Andrea Pio, la giovane madre era affetta da stato ansioso e depressivo. Non ha ucciso dunque con premeditazione i suoi bambini, affetti da autismo. L’obiettivo della Procura è stato quello di verificare l’imputabilità della donna. I periti hanno stabilito che Vanessa Lo Porto non era in se quando ha ucciso i suoi bambini. La tragedia di Gela sconvolse la collettività e le immagini dei due bambini fecero il giro dei media nazionali. Una tragedia che si inquadra in un fenomeno diffuso di madri omicide che hanno costellato le cronache nazionali e non solo. Vanessa quella mattina era reduce da un periodo di grande stress psicologico: dopo la dolorosa separazione dal marito e tutti i problemi connessi alla mancanza di lavoro ed alla malattia del primogenito, i medici avevano diagnosticato l’autismo anche per il secondo bambino Andrea Pio, in una forma ancora più grave rispetto a Giuseppe. Una notizia sconvolgente di fronte alla quale Vanessa non ha retto. Ha diretto la sua auto nella zona balneare di Manfria ed ha spinto i bambini a mare: in un primo momento si pensò che il suo intento fosse quello di suicidarsi ma poi è subentrato il senso di sopravvivenza. Adesso per il Tribunale la sentenza è chiara: in quel momento la madre non era capace di intendere . (da tg10.it -18 settembre)

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Una madre che annega i suoi due figli autistici è un fatto così terribile che dovrebbe far riflettere tutti, e soprattutto chi ha responsabilità nell’organizzazione dei servizi sociosanitari, sulle enormi difficoltà che incontrano le famiglie con uno o più figli con autismo, e sulla totale inadeguatezza delle risposte che vengono offerte. Mi immagino perfettamente come Vanessa abbia avuto… nulla. Una diagnosi per il primo figlio, nessuna informazione, nessun supporto reale, nessun trattamento valido. La disperazione. Poi un secondo figlio, ancora più grave. La prospettiva di non avere spiegazioni, aiuti, assistenza e sostegno, il puro e semplice nulla. Sola con due figli autistici. Chi può reggere?

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