L’equivoco

Bleuler 3

Il modo in cui i media hanno riferito il supposto autismo dell’autore della strage di Newtown ha suscitato un forte sdegno nella comunità dell’autismo a livello mondiale. E ben a ragione: chiunque conosca i caratteri fondamentali dell’autismo fatica a far rientrare il giovane Adam Lanza nei parametri che definiscono la sindrome. E tuttavia occorre richiamare ancora una volta un concetto sul quale non c’è ancora oggi assolutamente alcuna chiarezza. Credo di essere forse il solo (certo uno dei pochi) a sostenere insistentemente da sempre che, finché non sarà chiarita e acquisita a tutti i livelli la differenza sostanziale tra l’autismo di Bleuler e l’autismo di Kanner, l’utilizzo dell’unico termine “autismo” per un tipo di manifestazione della schizofrenia e per una disabilità intellettiva di origine neurobiologica continuerà a causare equivoci di ogni tipo. Ma, ripeto, la mia voce è debole, e su questo punto non ne sento altre. L’omicida di Newtown forse era sì “autistico”, ma nel senso di Bleuler, non nel senso di Kanner. Studiando la schizofrenia, infatti, lo psichiatra svizzero Eugen Bleuler nei primi anni del Novecento individuò un sottogruppo di persone chiuse in sé stesse, che avevano reciso ogni contatto col mondo, e per esso coniò il termine autismo. Per nostra disgrazia, Kanner in seguito riprese il termine per definire quel gruppetto di bambini che aveva studiato, e in cui riconobbe le caratteristiche che tuttora definiscono la sindrome autistica. Nella scienza (e non solo) non vi è nulla di peggiore e più nefasto dell’uso dello stesso termine a indicare realtà profondamente differenti. Di qui l’equivoco senza fine di cui patiamo nell’opinione pubblica, nei media, e in ogni aspetto della vita quotidiana.

4 risposte a L’equivoco

  1. carla marta scrive:

    “una disabilita’ intellettiva di origine neurobiologica” di cui pero’ non sono ufficialmente noti marcatori neurobiologici..se non sbaglio Bleuler disse qualcosa come “noi vediamo solo la facciata delle case e non cosa c’e’ dentro” —e se ben ricordo Kanner disse che i suoi pazienti non avevano disabilita’ intellettiva:::::

    • Fabio Brotto scrive:

      La frase citata come di Bleuler potrebbe essere interpretata in vari modi, e non mi soffermerò sul suo significato. E’ evidente che è il termine “autismo” che non va bene, anche perché ad esso vengono riferiti casi estremamente diversificati, dal soggetto non verbale con q.i. bassissimo all’Asperger con q.i. altissimo, e il fatto di parlare di “spettro” non aiuta molto. Vi è poi la questione del ritardo mentale, che sovente si accompagna all’autismo in un intreccio complesso. Mentre l’autismo di Kanner in sé è una “neurodiversità”, di fatto esso si traduce in una disabilità, perché il soggetto che ne è portatore si trova inserito in un ambiente “neurotipico”, che funziona secondo modalità che per lui sono impervie, o molto difficilmente percorribili. Che l’autismo sia di origine neurobiologica è una convinzione della scienza attuale, difficilmente confutabile: peraltro dell’autismo sono più le cose che non sappiamo di quelle che conosciamo con certezza.

  2. carla marta scrive:

    il funzionamento intellettuale (convenzionalmente misurato dall’IQ)
    e quello “adattivo” sono cose diverse.
    Anche una persona con IQ maggiore di 70 puo’ avere un grave deficit nel funzionamento adattivo

  3. Fabio Brotto scrive:

    Certamente, sono perfettamente d’accordo. In ogni caso non è su questo che si regge il senso generale del post. Qui il problema è quello della nostra psichiatria, che in sostanza ancora oggi ha presente solo l’autismo di Bleuler (e non è un caso che col passaggio da neuropsichiatria a psichiatria molti nostri figli si vedano cambiare la diagnosi, spesso in schizofrenia).

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