Biomedico e “uscite dalla diagnosi” (1)

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Inizio qui una serie di post che sono una traduzione-adattamento di un articolo di Respectful Insolence dal titolo Does anyone “recover” from autism? .

Per contrastare quella massa di pseudoscienza isterica che è il movimento antivaccinista col suo mito che i vaccini causino l’autismo, e la credenza in quella sostanziale ciarlataneria che è il trattamento biomedico dell’autismo, occorre avere idee chiare e corrette. Ma ciò sovente non basta, perché i miti sono originati da strutture profonde della psiche, e il ragionamento puro spesso non ha forza sufficiente. In ogni caso, occorre tener sempre presente che l’autismo e i disturbi dello spettro autistico sono condizioni di sviluppo ritardato o sviluppo differente, non condizioni di stasi dello sviluppo. I bambini autistici possono evidenziare miglioramenti nei loro sintomi semplicemente attraverso la loro crescita e il loro sviluppo. Invece i genitori che sottopongono i loro figli ad un trattamento biomedico sembrano vedere l’autismo come una condizione di stasi dello sviluppo. Questo è il motivo per cui quei genitori attribuiscono così facilmente qualsiasi miglioramento dei propri figli a qualunque ciarlataneria di moda stiano usando su di loro. E questo è anche il motivo per cui, al fine di determinare se un dato intervento abbia una efficacia reale, sono richiesti studi clinici controllati randomizzati. In realtà, non è così difficile vedere perché, se si prendono in considerazione la credenza diffusa che i bambini autistici non migliorino, insieme con i ricordi imperfetti dei genitori zeppi di pregiudizi di conferma (confirmation bias), che confondono la correlazione con la causazione, e altri elementi di confusione come la regressione, tanti genitori credano che il trattamento biomedico abbia effettivamente aiutato i propri figli. Inoltre i miglioramenti osservati nei bambini autistici tendono ad essere incostanti, con periodi di cambiamenti limitati intrecciati a periodi di sviluppo rapido. Qualora uno di tali periodi di sviluppo rapido appaia dopo un intervento biomedico, a cosa sarà assegnato il merito del miglioramento?

2 risposte a Biomedico e “uscite dalla diagnosi” (1)

  1. MICHELA MAZZOTTA scrive:

    il mio bimbo e’ aiutato anche con il biomedico,la dieta SGC,LA TERAPIA COMPORTAMENTALE.NON RITENIAMO CHE I SUOI PROGRESSI SIANO IN CORRELAZIONE AL BIOMEDICO,MA L’ALTERNATIVA QUALE SAREBBE?AGLI ALTALENANTI PERIODI DI REGRESSIONE ,SOMMINISTRANDO INTEGRATORI MELATONINA E TANTI ALTRI PRODOTTI,QUALCOSA SI ATTUISCE…CERTO NON DARO’ MAI degli psicofarmaci al mio ANGELO…

  2. Fabio Brotto scrive:

    Gentile Michela, non si possono mettere sullo stesso piano la terapia comportamentale (l’unica per la quale esistono riscontri scientifici seri), il “biomedico” e le diete. Si tratta di realtà distinte, e la valutazione scientifica prescinde dal livello “impressionistico” immediato e soggettivo di questo o quel genitore. Quanto ai prodotti che voi utilizzate, alcuni come la melatonina non hanno nulla a che fare con la fede biomedica relativa all’autismo. La melatonina è semplicemente un regolatore del sonno, che in certi casi può essere utile. Idem per la dieta SGC, che in alcuni casi può essere seguita da persone con autismo come è seguita da persone senza autismo, perché non riguarda l’autismo ma problemi intestinali. La cosa migliore è comunque portare il proprio figlio autistico ad una normale dieta varia, ricca di tutti gli elementi che servono all’organismo. Un approccio comportamentale può essere utile anche a questo scopo.

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