Toilet training

13/09/2010

Maria Wheeler, Toilet Training for Individuals with Autism or other Developmental Issues, Future Horizons, Arlington, Texas, 2007. Questo libro è significativo per due ragioni: anzitutto costituisce un utile supporto, molto pratico e ricco di esempi e di indicazioni, estremamente chiaro e leggibile, per tutti coloro che si trovano davanti al difficile compito di insegnare ad un bambino autistico l’uso corretto del bagno, soprattutto in ordine ai bisogni corporali. Secondariamente, proprio mostrandoci le problematiche legate all’uso del bagno, con le varie sfaccettature e soluzioni pratiche dei problemi, ci illumina sul funzionamento della mente autistica, senza una comprensione del quale nessuna reale ed efficace soluzione dei problemi è possibile. Un esempio:

La mamma di Jose ha inserito nella routine della toilette il lavarsi le mani. La mamma ha posto a lato del lavandino, all’altezza degli occhi di Jose, una sequenza di immagini ricoperte di plastica trasparente. La funzione di queste immagini è quella di ricordare a Jose di aprire il rubinetto, bagnare entrambe le mani, spruzzare un getto di sapone liquido sulle mani, strofinarle, sciaquarle, chiudere il rubinetto, asciugare le mani e riporre l’asciugamano nel posto giusto. La prima volta che la mamma ha fatto lavare le mani a Jose, gli ha indicato le fasi sulla sequenza di immagini e gli è rimasta accanto con le sue mani su quelle del bambino, per assisterlo nel completamento dell’intera sequenza di fasi come una esperienza unitaria completa. In questo modo, Jose ha sperimentato quel che dovrebbe percepirsi come il lavarsi le mani. La mamma sapeva che se gli avesse insegnato ad aprire il rubinetto come un compito distinto, e poi a svolgere ogni fase come se si trattasse di un’abilità separata da apprendere isolatamente, Jose avrebbe necessitato di più aiuto e assistenza prima di potersi lavare le mani da solo. Un giorno, Jose si è bagnato entrambe le mani ma si è dimenticato di spruzzarvi il sapone. Allora la mamma gli ha mostrato l’immmagine per “bagna entrambe le mani”, e poi quella per “usa il sapone”. La mamma gli ha fatto ripetere l’azione di bagnarsi le mani, che era l’ultima fase che il bambino aveva svolto correttamente; poi gli ha fatto mettere il sapone e continuare la sequenza. Sapeva che se Jose avesse semplicemente corretto l’errore probabilmente  non avrebbe incluso l’azione di spruzzare il sapone nella sequenza, e in futuro avrebbe ripetuto l’errore. (p. 28)


Autismi

10/09/2010

Si sente parlare spesso di una epidemia di autismo, nel senso che i casi segnalati e diagnosticati appaiono sempre più numerosi. Le cifre ufficiali parlano di una incidenza di 1 su 150 bambini. Non si tratta dunque di una malattia rara. Bisogna però precisare che: 1) Non esiste alcuna prova sicura del fatto che quello che chiamiamo autismo sia in aumento sul piano della realtà. Piuttosto, sono i criteri diagnostici che negli ultimi tempi sono cambiati, e la ricerca scientifica  e la maggior precisione nelle indagini diagnostiche consente di classificare come autistici soggetti che un tempo sarebbero stati denominati ritardati, deficienti, psicotici, ecc.  2) Tutti quelli che sostengono che stanno nascendo moltissimi autistici a causa delle vaccinazioni, dell’inquinamento ecc. non hanno alcuna base scientifica seria su cui appoggiarsi, e le loro ipotesi si sono dimostrate indifendibili e fragilissime. 3) Come il termine tumore da solo non è affatto sufficiente a determinare di quale patologia esattamente una persona soffra, così autismo è termine massimamente generico.  Infatti si parla giustamente di disturbi dello spettro autistico, cioè di varie forme e manifestazioni della sindrome, tutte rientranti nel grande insieme autismo. Così, dentro questo spettro ricade colui che soffre della sindrome di Asperger, e magari al liceo ottiene voti altissimi in qualche disciplina nella quale dimostra capacità formidabili, e ugualmente colui che non sa nemmeno parlare ed è assolutamente incapace di affrontare qualsiasi disciplina scolastica, avendo un Q.I. bassissimo. Chiunque abbia incontrato due persone con autismo potrà dire che erano diverse, molto diverse tra loro, pur presentando dei tratti comuni. Proprio la presenza di questi tratti comuni può consentire a chiunque abbia conosciuto un certo numero di autistici di fiutare il possibile autismo in una persona sconosciuta, in pochi istanti (certo qui non si tratta di diagnosi professionali, si tratta di sospetti, che richiedono osservazioni corrette e valutazioni scientificamente fondate). Io stesso ne ho fatta l’esperienza. Tanto più sorprende la diffusa mancanza di una tale capacità in molti di coloro che dovrebbero possederla al massimo grado, come pediatri, psicologi e neuropsichiatri. (Nella foto: Guido con Ludovico che suona la pianola all’Orto di San Francesco)


I primi segnali dell’autismo 2

10/09/2010

Uno dei segnali precoci di autismo più diffusi è un comportamento facilmente rilevabile: il bambino, soprattutto quando è eccitato, ruota su se stesso (spinning) a lungo e ripetutamente. Ad esempio, davanti alla televisione, se un programma lo stimola. Lo stimolo solitamente non è legato al senso delle scene o di una canzonetta, ma a particolari, a dettagli. Può essere una luce, un suono, una sigla, un’immagine particolare, una scritta luminosa. La mente autistica si perde nei dettagli.

Nel video si coglie chiaramente come il comportamento della bimba non sia legato ad una interazione coi genitori, ma sia propriamente autistico. È un comportamento ripetitivo, privo di un significato comunicabile.


I primi segnali dell’autismo (1)

09/09/2010

Spesso mi chiedono quali siano i primi segnali che nei bambini piccoli possono indicare la presenza di una sindrome autistica, e a che età si manifestino. Oggi sappiamo che i sintomi sono molto precoci, e intorno ai 18 mesi è già possibile individuare comportamenti che possono segnalare l’autismo. Sarebbe dunque importantissimo che quando il bambino, ogni bambino, compie 18 mesi, il suo pediatra somministrasse ai genitori un semplice questionario, che consentirebbe di attivare quelle risposte e quelle strategie che la scienza contemporanea ha stabilito essere le migliori, e che possono aiutare moltissimo il bambino nel suo sviluppo (anche se poi risultasse non essere affatto autistico). Nel video che inserisco (in inglese, ma non ha importanza la lingua), vediamo due segnali di possibile autismo: l’assenza del contatto oculare e un comportamento ripetitivo tipico: il bambino innalza continuamente colonne di blocchetti per costruzioni, senza che appaia un senso di gioco. Si noti che quando è stato realizzato il video la mamma ignorava ancora che la sua bimba (Jade) fosse autistica, e non sospettava il significato dei suoi comportamenti anomali. Un segnale molto diffuso nei bambini autistici, che dovrebbe allarmare i genitori, è l’assenza di contatto oculare: il bambino non guarda in faccia le persone, come se i loro volti non lo interessassero affatto. Attenzione, però: non è detto che un bambino che guarda negli occhi le persone sia sicuramente normale, non autistico. Mio figlio ha sempre guardato le persone negli occhi, ma è assolutamente autistico. Bisogna tener presente che i comportamenti che possono segnalare l’autismo sono molti, e non necessariamente sono tutti compresenti nella stessa persona. Lo stesso vale per l’innalzamento di pile di oggetti, ecc. Quello che bisogna guardare con attenzione è se nel bambino vi sia un qualche comportamento ripetitivo, stereotipato e privo di un senso di gioco.