Rigidità

Nel libro di Peter Vermeulen Autistic Thinking viene presentato questo esempio di rigidità della mente autistica, schiava dei dettagli:

In un campeggio per bambini autistici, un ragazzino si rifiuta di usare il WC. Ogni volta che il suo assistente lo invita: “Dài, Marco, andiamo al bagno”, il bambino diventa agitatissimo. Si oppone e si rifiuta di entrare nel bagno. L’assistente prova con tutte le toilette, ma il risultato è lo stesso.

Allora telefona ai genitori del bambino. Marco si comporta così anche a casa? Ha problemi intestinali? Perché non vuole andare al gabinetto? Non è facile trovare la soluzione. Gli assistenti pensavano all’ “andare al bagno” come a una situazione normale, facilmente riconoscibile: una toilette non è sempre una toilette? O forse no? Sì, è la stessa cosa per quelli che pensano in modo coerente ma non per qualcuno come Marco che non ha la capacità di distinguere tra dettagli importanti e non importanti.

Gli assistenti si mettono allora ad esaminare i dettagli. Di nuovo telefonano ai genitori. “Qual è l’aspetto del bagno a casa?” “E quello a scuola?”. Dopo un certo numero di telefonate, tutte riguardanti ogni aspetto dei bagni e dei WC, loro forme e colori, il mistero viene risolto. A casa e a scuola i WC hanno sedili bianchi, mentre quelli del campeggio hanno sedili neri. Marco non può riconoscere il WC come un WC. Una cosa con un sedile nero per lui non può essere un WC! E come potevano questi assistenti pretendere che lui facesse i suoi bisogni in quelle cose!  Per noi il colore di un WC non è importante, per noi conta che sia pulito. Ma per Marco il colore è uno di molti dettagli tutti egualmente importanti. (Soluzione pratica: gli assistenti ricoprono il sedile del WC di carta bianca, e il gioco è fatto).

(Nella foto: Ludovico con un’assistente nella falegnameria dell’Orto di San Francesco)

 

 

 

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4 Responses to Rigidità

  1. marina ha detto:

    questo stesso episodio, ma con nomi diversi è descritto sul libro : ” il labririnto dei dettagli” pag 94 che sto leggendo, la protagonista è una ragazzina Karel. La cosa mi da qualche problema sulle osservazioni reali ed ex-novo realmente fatte in questi studi “scientifici”. Per favore sostenetemi psicologicamente perchè mi sorgono tante domande!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    • Fabio Brotto ha detto:

      Il Suo indirizzo mail mi dice qualcosa della Sua identità, caro Signore. Mi spiace davvero per la Sua difficile condizione psicologica. Non potendo sostenerLa direttamente, Le consiglierei di sentire un serio professionista.
      Guardi che né il testo di Vermeulen né quello di Hilde DeClercq sono “studi scientifici”, ma libri di divulgazione di idee corrette circa il funzionamento della mente autistica. Essi si possono dunque servire di esempi analoghi per spiegare lo stesso fenomeno, cioè quello della rigidità della mente autistica, legata ai dettagli. Nel libro di Vermeulen molti esempi sono addirittura inventati, ma servono a far capire al lettore che cosa sia l’autismo. Si tratta qui di una fenomenologia, cui la scienza deve dare una spiegazione utilizzando il metodo scientifico (cioè quello che i seguaci di terapie bislacche, del DAN, ecc., non sanno cosa sia), e che non è affatto in contrasto con la scienza, anzi.

      • marina ha detto:

        Caro Fabio , generalmente siamo d’accordo su tutto: Il guaio è che essendo legata io solo allo studio scientifico e credendo poco in altre cose, ho l’impressione che si cominci fare copia ed incolla degli esempi (anche inventati e anche se presentati solo a scopo esplicativo).In altri termini io non credo nelle coincidenze e sono convinta che uno dei Due poteva cercare di formulare un esempio diverso. Dati i casi eclatanti di falsi studi pubblicati ( giunti quasi al NObel) la mia preoccupazione è più che legittima, conoscendo anche un pochino quali sono le tecniche delle case farmaceutiche. Ciao ci ritroviamo su FB
        P.S devi ammettere che due studiosi a contendersi un coperchio del cesso……

      • Fabio Brotto ha detto:

        Scusami, ma se ti fossi firmata con nome e cognome ti avrei identificata e ti avrei risposto diversamente. In ogni caso, la questione del WC non mi sembra di per sé rilevante, l’esempio si presta peraltro particolarmente bene a comunicare ad un vasto pubblico alcuni aspetti del comportamento autistico. Ma non mi soffermerei autisticamente su questo dettaglio.

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