Alla lettera
09/02/2011
Le persone con autismo tendono ad attribuire un significato unico ad ogni parola. Ad esempio la parola pane indicherà sempre il pane che si mangia. Quando io dirò ad un autistico “qui c’è pane per i tuoi denti”, usando una metafora molto comune, lui non capirà il senso delle mie parole, e penserà che sto per offrirgli un panino. Gli autistici sono letteralisti. Purtroppo una frase è più delle singole parole che la compongono. Ma i problemi non finiscono qui, perché spesso il senso delle nostre parole sta più in quello che non diciamo. E quello che non diciamo, cui solo alludiamo, il sottinteso, è invisibile e non può essere concretamente osservato. Il significato è, per così dire, sepolto nel contesto, e se non si è in grado – e gli autistici non lo sono – di afferrare il contesto, verrà a mancare l’informazione necessaria per capire la situazione sociale in cui ci si trova. Spessissimo gli autistici reagiscono solo ad una parte minimale del contesto, un dettaglio magari per noi insignificante. Per questo è così difficile per noi, a nostra volta, comprendere le loro reazioni.
Nella foto: Davide si rilassa nella palestrina dell’OSF.
Parole e voce
03/02/2011
Le persone con autismo hanno sempre un rapporto difficile con il linguaggio, sia che parlino sia che siano del tutto averbali. Si tratta di difficoltà diverse, ma sempre legate agli ostacoli che gli autistici trovano nella comprensione delle situazioni sociali e del significato e del senso di parole e gesti. Infatti il senso di una parola può variare molto, in ragione di vari fattori. Anche il tono della voce di chi la pronuncia può mutarne il senso, e lo possono mutare le altre parole che stanno insieme nella stessa frase. Ma che una parola possa avere vari significati e che il suo significato possa variare a seconda del contesto in cui è inserita, per gli autistici è incomprensibile. Interessante il fatto che il tono della voce che gli autistici verbali utilizzano quando parlano sia di solito alquanto piatto, a dimostrazione dei problemi che il loro cervello incontra nella gestione delle sfumature di significato legate ai toni di voce, al volume, alla velocità di emissione, ecc. ecc.
(Nella foto: Valentino nella falegnameria dell’Orto di San Francesco)
Il cervello sociale 2
31/01/2011Dall’intervento di Fred Volkmar al IX Congresso Internazionale di Autism Europe emerge con chiarezza un elemento su cui tutta la ricerca concorda: le persone con autismo fin dai primi mesi di vita utilizzano la vista in modo differente dalle persone con sviluppo tipico. In particolare, mentre queste ultime concentrano la loro attenzione soprattutto sugli occhi e sugli sguardi degli altri, gli autistici li ignorano, perdendo così informazioni essenziali sulla vita sociale e diventando socialmente ciechi.
Parole e frasi
26/01/2011Le parole sono qualcosa di più che semplici mattoni con cui costruire quelle strutture complesse che sono le frasi. Questo un computer non lo capisce, e lo si vede bene nelle traduzioni automatiche, che risultano spesso insensate, perché il computer attribuisce ad ogni parola un senso univoco, su base statistica, e ne possono venir fuori frasi senza senso. Il senso è qualcosa che appartiene solo alla mente umana. Con questo qualcosa che è per noi così importante, gli autistici si trovano in difficoltà, anche quelli che parlano e leggono.
Nel suo libro Il pensiero autistico, Peter Vermeulen fa questo esempio:
Alcuni bambini con autismo stanno seguendo una lezione su doppio e metà. L’insegnante chiede a Riccardo di leggere una frase dal libro scolastico: “Il doppio nell’opposto della metà”. Riccardo legge quello che è scritto, alla lettera. Non nota nulla di sbagliato. Ma noi abbiamo immediatamente colto l’errore di stampa nella frase: nell’ deve essere sostituito con è il. L’insegnante chiede a Riccardo di rileggere la frase. Quando gli chiede se la frase è corretta, lui si confonde. Non capisce. Gli altri bambini autistici della classe non reagiscono. Nessuno dei quattro bambini presenti nota l’errore. Tutte le parole, prese una alla volta, sono corrette. La parola nell’ è esatta, e tuttavia inserita nel contesto, è sbagliata. Le frasi sono qualcosa di più che la somma delle parti isolate che le compongono. Ma non è così per le persone con autismo, come non lo è per i computer.
Lentezza
24/01/2011A causa della modalità di funzionamento del cervello autistico, tutte le situazioni sociali non vengono colte spontaneamente nella loro unitarietà e coerenza, e nel loro significato complessivo, ma come una somma di elementi particolari, di dettagli. Per questo, le persone con autismo hanno bisogno di tempi lunghi per decifrarle. Per questo stesso motivo, noi vediamo queste persone reagire con lentezza agli stimoli e alle richieste, e vediamo che le loro reazioni sono come dilazionate. Ai loro occhi il nostro mondo si muove troppo in fretta, e quasi sempre noi non concediamo loro abbastanza tempo per decifrarlo, per capire cosa ci si aspetti da loro nelle varie situazioni della vita quotidiana. Questa caratteristica fondamentale della mente autistica deve essere sempre tenuta presente.
Qui vediamo Tobia e Davide con una palla di neve all’Orto di San Francesco.
Pubblicato da Fabio Brotto 


