L’Orto di San Francesco è aperto al territorio e alla partecipazione di volontari, che vi si possono impegnare in alcune mansioni, come quella della preparazione dei pasti. Naturalmente, le attività educative in senso stretto richiedono delle serie competenze in materia di autismo, per cui è necessaria la presenza di professionalità formate. Queste operano all’OSF in un rapporto complessivo di 1 a 1 rispetto ai giovani ospiti. Anche coloro che vengono ad aiutarci per un tempo e per compiti limitati, tuttavia, debbono possedere alcune nozioni basilari sull’autismo. Qui vediamo il dott. Stefano Castiglione, psicologo consulente dell’Orto di San Francesco, mentre fornisce quelle nozioni ad un gruppo di scout desiderosi di dare un contributo alle nostre attività.
Veneto: Tavolo regionale sull’autismo
04/03/2012Il Tavolo Regionale sull’Autismo della Regione Veneto non nasce in questi giorni. Si è trascinato per anni. Le associazioni, e in particolare ANGSA Veneto e Autismo Triveneto, si sono battute costantemente affinché anche la Regione Veneto adottasse una sua linea guida, analogamente a quanto fatto da altre Regioni. Una linea guida che recepisse le indicazioni della comunità scientifica internazionale. Ora il Tavolo torna a riunirsi, e noi speriamo che lavori bene, recependo anzitutto in modo incondizionato i principi della recente Linea Guida dell’Istituto Superiore di Sanità, che finalmente ha fatto chiarezza sui trattamenti. A questo proposito, siamo in apprensione. Noi riteniamo che la Regione, che gestisce e utilizza i soldi dei cittadini, debba indirizzare le risorse solo verso i trattamenti che risultano validati dalla comunità scientifica. Non sarebbe accettabile che venissero finanziate impostazioni dubbie o addirittura dimostrate inoppugnabilmente fallaci come la cosiddetta Comunicazione Facilitata. In tempi di bilanci magri, sperperare denaro per “cure” e metodi senza solida base scientifica, sottraendolo alle metodologie validate, non sarebbe solo un errore, sarebbe un delitto.
Ragazzo in blu
01/03/2012Nella falegnameria dell’Orto di San Francesco tutto è studiato perché le attività che vi si svolgono abbiano un valore di socializzazione, sviluppo di abilità e contemporaneamente siano il più possibile piacevoli per i giovani ospiti. Guido ama in particolare lavorare con la colla a caldo, e con tutto ciò che è liquido, colori compresi. Questa foto però non è stata fatta all’Orto, ma a scuola, dall’insegnante di sostegno di Guido in seconda media (adesso è in terza). L’integrazione scolastica richiede molta flessibilità da parte di insegnanti e strutture. Guido è stato fortunato, finora.
Palle di neve
25/02/2012Lo abbiamo già scritto, ma quando si parla di autismo è bene ripetere le cose molte volte: a causa della modalità di funzionamento del cervello autistico, tutte le situazioni sociali non vengono colte spontaneamente nella loro unitarietà e coerenza, e nel loro significato complessivo, ma come una somma di elementi particolari, di dettagli. Per questo, le persone con autismo hanno bisogno di tempi lunghi per decifrarle. Per questo stesso motivo, noi vediamo spesso queste persone reagire con lentezza agli stimoli e alle richieste, e vediamo che le loro reazioni sono come dilazionate. Ai loro occhi il nostro mondo si muove troppo in fretta, e quasi sempre noi non concediamo loro abbastanza tempo per decifrarlo, per capire cosa ci si aspetti da loro nelle varie situazioni della vita quotidiana. Questa caratteristica fondamentale della mente autistica deve essere sempre tenuta presente.
La neve è un evento eccezionale all’Orto di San Francesco. Non rientra nella routine, e la sua presenza potrebbe dar luogo a qualche problema per i giovani ospiti, quindi la circostanza particolare, come ogni evento fuori dall’ordinario, deve essere gestita sapientemente dagli educatori. Tuttavia, anche dai ragazzi autistici una novità non sempre e necessariamente viene percepita come disturbo. Qui vediamo Ettore che partecipa ad un’ attività sociale, come quella di fare a palle di neve, che può tradursi in stimolo alla relazione.
Genitori arrabbiati ecc. (5)
23/02/2012di Seth Mnookin
(che ringrazio per avermi concesso di pubblicare questa traduzione)
Todd, il tuo commento sulle differenti reazioni alla citazione “cura, cura, cura”, e Shannon, la tua nota sulla differenza tra l’informazione disponibile tra il 2003 e ora, sollevano un’altra domanda che io pongo: in che modo l’esplosione di informazione e atteggiamenti e prospettive e consapevolezza circa l’autismo nel corso dell’ultimo decennio ha cambiato l’interazione della gente con voi?
Inoltre, Todd, senza voler metterti alle strette, potresti parlarci un po’ di più (e un po’ più specificamente) di quelle persone nel tuo film che non sono d’accordo con te ma che hanno apprezzato l’occasione di esprimere le loro vedute? (E: lo so che non è divertente, ma io ho dovuto ridere quando hai riferito l’accusa per cui tu avresti fatto dei film documentari accuratamente elaborati, toccanti, profondi, solo per soldi. Io ho incontrato spesso reazioni simili: gente che mi accusava di sfruttare l’argomento per il quattrino. Penso che in generale la gente abbia un’idea estremamente esagerata dei risultati finanziari che derivano dalla produzione di contenuti intellettuali, che siano in forma di libri, articoli di rivista, documentari o altro).
Shannon, ricordo la prima volta che ho letto dei “riflessi da cobra” di tuo figlio: mi è piaciuta quella descrizione, e mi piace ancora adesso. Grazie per avermi ricordato Kristina Chew e Amanda Baggs: entrambe hanno esercitato un forte influsso sul mio apprendimento e sul mio pensiero circa questa materia. In particolare gli scritti di Kristina hanno avuto un effetto profondo su di me. Al tempo in cui mi imbattei nel suo blog, la maggior parte delle discussioni online su autismo e vaccini che avevo incontrato corrispondevano al tipo di invettiva petulante fatta per compiacere i convertiti che tu e l’inimitabile Tom Lehrer descrivete. Vedere come Kristina esplicitava la sua posizione molto chiaramente e con forza e con incredibile compassione e delicatezza mi è servito come una specie di mappa intellettuale per il tipo di lavoro che intendevo fare.
Ari: Ti prego di scusare il mio rityardo, Seth – Sono appena uscito dall’Annual Planning Retreat del National Disability Leadership Alliance. L’ NDLA è una versione molto particolare di qualcosa che è molto comune a Washington – è una coalizione di organizzazioni nazionali di advocacy che svolge attività di lobby per influenzare la politica, con una curvatura: è controllata da un comitato direttivo limitato ai gruppi nazionali guidati da e in favore di persone con disabilità. L’ASAN agisce a fianco di gruppi come la National Federation of the Blind, Little People of America, la National Association of the Deaf, l’American Association of People with Disabilities e molti altri. La partecipazione all’ NDLA offre spesso la grande opportunità di apprendere qualcosa di nuovo da quelli che hanno un retroterra diverso dal tuo, ti dà l’occasione di imparare quanto simili siano le esperienze di persone con disabilità differenti.
Durante la nostra discussione di due giorni abbiamo udito persone parlare di una narrazione condivisa di marginalizzazione, segregazione ed esclusione dal corso principale della vita americana. Che fosse l’opera dell’ADAPT in lotta contro l’istituzionalizzazione, quella della National Federation of the Blind per assicurare ai ciechi l’accessibilità di oggetti di consumo come Kindle e iPhone, dell’impegno di Little People of America contro l’abrogazione del lancio del nano, o delle nostre stesse attività su questioni come la partecipazione della comunità nella ricerca, noi abbiamo percepito un filo comune che attraversa tutte le nostre problematiche. Su temi come la chiusura dei laboratori protetti e lo sviluppo delle occasioni di impiego, noi tutti potremmo mobilitarci confidando che ogni organizzazione abbia la sua posta in gioco – ma quello che soprattutto ho trovato eccitante è stato vedere un crescente consenso sul fatto che si possa mobilitare anche su temi che investono solo una parte della comunità.
Quando l’ASAN stava conducendo la nostra campagna contro il NYU Child Study Center’s Ransom Notes ads, mi ricordo di aver chiamato Bob Kafka, uno degli organizzatori di ADAPT, per chiedergli il supporto dell’organizzazione. Non avevo mai parlato con lui prima e non ero molto sicuro circa le probabilità di ricevere supporto da un gruppo con una storia così lunga e gloriosa, dato che noi all’epoca eravamo largamente sconosciuti. Gli spiegai brevemente quel che stava accadendo – noi eravamo un piccolo gruppo di autistici adulti in agitazione contro una campagna di pubbliche relazioni della NYU, una delle più grandi università di ricerca, che ritraeva i bambini autistici e quelli con altre disabilità come fossero vittime di un rapimento, oggetti di pietà e disgusto. Prima che io potessi lanciarmi nella lettura della nota scritta che avevamo preparato sul perché questo era un problema, Bob mi interruppe – “Noi sappiamo tutto su questo genere di cose. Ce lo fanno in continuazione – voi siete un’organizzazione guidata da persone con disabilità, e state combattendo per le stesse cose per le quali stiamo combattendo noi. Avrete il nostro appoggio”. E lo abbiamo avuto – su questo e su tutti gli argomenti di controversia emergenti dal mondo dell’autismo, a cominciare dalla nostra opera contro Autism Speaks fino alla battaglia contro l’incerta classificazione proposta dal CDC, gruppi come NCIL, ADAPT, AAPD e molti altri sono stati al nostro fianco, anche quando altri gruppi nella comunità dell’autismo non lo avrebbero fatto.
Sottolineo questo non soltanto perché io credo molto nella solidarietà tra le differenti disabilità, ma soprattutto perché penso che abbiamo un sacco da imparare dal più vasto mondo della disabilità, e temo che questo sia qualcosa che l’autismo fatica a realizzare. Nessuno che abbia assorbito le lezioni di Willowbrook e Pennhurst penserà che sia stata una buona idea quella di costruire delle Comunità Recintate per ospitare adulti autistici e altri con disabilità intellettuali e di sviluppo. Nessuno che conosca la storia della controversia Jerry Lewis – Telethon, e le obiezioni mosse dalle persone con distrofia muscolare all’essere presentate dalle star della manifestazione come delle “mezze persone” di cui aver pietà, potrebbe mai concepire qualcosa come il video “Io sono l’Autismo”. Nessuno che conosca i nomi di Ed Roberts, Judy Heumann o Justin Dart e la storia di quello che hanno realizzato per le persone con disabilità potrebbe anche solo mettere in dubbio il significato e l’importanza della self-advocacy da parte di noi e per noi, al posto dell’impegno esterno a nostro favore. Eppure, nel mondo dell’autismo queste non sono cose a cui si pensi o perfino che solo si sentano dire.
Lasciatemi chiudere ponendo a tutti voi una domanda: quale obiettivo ambizioso pensate che possiamo individuare per la comunità dell’autismo nel prossimo decennio? Nei prossimi dieci anni, se noi tutti coordiniamo la nostra azione e decidiamo di imparare dalla lezione della più vasta comunità dei diritti dei disabili, quale cambiamento possiamo determinare nelle vite delle persone con autismo e nelle nostre famiglie? Siamo ambiziosi – consideriamo quali straordinari progressi si sono fatti nel decennio trascorso. Allo stesso tempo, possiamo e dobbiamo essere strategici nel modo in cui ci organizziamo per conseguire i nostri obiettivi. Il cambiamento non è mai avvenuto in una sola notte, e dovrà sempre fronteggiare un sacco di sfide e di detrattori. E tuttavia io credo che se ci liberiamo del contesto ristretto del “così stanno le cose” proprio della comunità dell’autismo, finiremo per trovare che insieme noi possiamo realizzare cose straordinarie. Todd, John, Seth, Shannon, Steve, quali pensate che saranno?
5 – continua
In cucina
20/02/2012Secondo la filosofia dell’Orto di San Francesco le abilità acquisite dai nostri ragazzi con autismo debbono essere spendibili in un contesto quotidiano e pratico. L’azione di riempire d’acqua una pentola e di collocarla sul fornello nel modo corretto e nel tempo opportuno può non essere così semplice per una persona con autismo. Ma può essere insegnata, e diventare motivo di soddisfazione e di crescita dell’autostima (nella foto è eseguita da Ettore). Anche per questo motivo le attività che si svolgono nella cucina dell’OSF hanno una grande importanza, e per noi sono irrinunciabili. Per questo, uno dei primi pensieri durante l’allestimento dell’OSF nel 2009 è stato quello di predisporre la cucina perché fosse funzionale e sicura.
Una lettera al Corriere
18/02/2012
Sul Corriere della Sera di ieri 17 febbraio è comparsa una breve lettera scritta dalla madre di una persona con autismo. Mi sembra, nella sua brevità, molto significativa.
Sono la madre di un ragazzo autistico di trent’anni. Mio figlio è «verbale» e molto socievole. Purtroppo anche noi abbiamo dovuto lottare molto contro i pregiudizi di ogni tipo.
Mio figlio è stato allontanato da molti luoghi, una volta, quando aveva otto anni, venne allontanato da un corso di pattinaggio tenuto in un circolo Arci, ci dissero che i genitori degli altri ragazzini «normali» si erano lamentati. È stato allontanato da un corso di teatro, sempre con la stessa «scusa».
Insomma, mentre da una parte molti si riempiono la bocca di parole come integrazione, solidarietà, inclusione ecc… spesso rivolte strumentalmente all’accoglienza di persone provenienti da altri paesi, i nostri figli, invece, vengono sistematicamente ignorati se non palesemente emarginati. Non sono mai stata zitta davanti a queste ingiustizie, spesso commesse anche da parte di istituzioni… ho denunciato scrivendo lettere a giornali ecc… Perfino le altre due mie figlie sono state in un certo modo discriminate perché sorelle di un «handicappato». Eppure abitiamo in una cittadina alle porte di Firenze, una città, una regione come la Toscana, dove è solitamente molto spiccato, forse solo a parole, il senso di solidarietà.
Mamma di un giovane autistico
Foglie
16/02/2012Guido è un ragazzino autistico di 13 anni a basso funzionamento, non verbale. Ha un fisico eccellente, ed un gran bisogno di muoversi. Per persone con autismo come lui è fondamentale che vi sia l’offerta di un impiego del tempo adeguato ai bisogni. Non cesseremo mai di ripetere che l’azione è essenziale per ogni essere umano. L’azione, di qualsiasi tipo essa sia (fisica o intellettuale), è il senso stesso della vita degli umani. Negare ad un essere umano la possibilità di agire, condannarlo all’inazione, costringerlo in una condizione di inerzia, significa nella sostanza ucciderlo. Storicamente, nei manicomi e negli istituti di vario tipo e denominazione, è avvenuta una uccisione di massa di innumerevoli vite umane indifese.
Qui vediamo Guido che partecipa alla raccolta delle foglie per la stalla delle capre dell’Orto di San Francesco. Con molto piacere, evidentemente.
Genitori arrabbiati ecc. (4)
12/02/2012di Seth Mnookin
(che ringrazio per avermi concesso di pubblicare questa traduzione)
Shannon: Seth, il passaggio da un pensiero sull’autismo basato sulla fede ad un pensiero basato sull’evidenza è germinato da due fattori, entrambi i quali hanno richiesto anni per mettere radici: le nostre stesse evidenze e i dati sull’autismo di Leo alla fine hanno soverchiato le credenze settarie come spiego in una sezione di TPGA:
Noi abbiamo tentato di rimanere fedeli al resto del protocollo DAN!, ma siamo diventati man mano sempre più frustrati dalle incessanti raccomandazioni di nuovi integratori, nuove spese, e mancanza anche di un semplice effetto placebo. Quando i riflessi da cobra di nostro figlio per afferrare dolcetti si sono rivelati delle “sfide” alla sua dieta speciale DAN! senza glutine e caseina, i dati forniti dall’ ABA ci hanno mostrato che le tragressioni non compromettevano la sua salute e il suo comportamento, proprio per nulla. Ho iniziato a interrogarmi sul fatto che forse mio figlio non stava facendo la cura miracolosa che ci era stata promessa. E poi c’è stata un’altra spaccatura nella corazza DAN!, quando il nostro supervisore ABA dedicò quattro mesi a mettere in relazione gli integratori DAN! ai comportamenti, e determinò che l’unica variabile che incideva apprezzabilmente su nostro figlio era il suo disturbo. Non la dieta. Non gli integratori. Abbiamo cominciato a renderci conto che dieta e integratori DAN! non incidevano su nulla tranne che sul nostro conto in banca. Abbiamo smesso di vedere il nostro dottore DAN!, gradualmente abbiamo portato nostro figlio fuori dalla dieta senza glutine e caseina, e alla fine abbiamo abbandonato tutto, ad eccezione degli integratori importanti dal punto di vista nutrizionale. Mi sa che alla fine quelli guariti siamo stati noi, non nostro figlio. Leggi il seguito di questo post »
L’autismo come questione politica
11/02/2012
L’autismo si viene dunque configurando anche come un problema politico, ed è un problema del quale la politica italiana fino ad oggi non si è fatta carico. È un problema politico anzitutto perché è un problema di equità. Mentre tutti sanno che, fintanto che non crollerà il welfare, nel caso di una grave malattia l’operaio e il manager dal sistema sanitario avranno sostanzialmente la stessa risposta, saranno trattati nell’ospedale pubblico allo stesso modo, se io ho un figlio autistico e sono un povero diavolo, magari culturalmente poco attrezzato e non in grado di muovermi all’interno della grande offerta di informazione e disinformazione che c’è, non sono assolutamente nella stessa condizione della persona ricca e colta, in grado di decriptare e interpretare le informazioni, di trovare la giusta strada con i giusti appoggi, e sostenere i costi delle terapie private. Qui c’è un’ingiustizia gravissima, di cui la politica deve farsi carico, se siamo e finché siamo all’interno di un sistema che si pretende democratico e che quindi ha alla base l’idea che la salute è un diritto di tutti, a prescindere dall’appartenenza a caste o classi sociali. Per questo l’autismo è un problema politico, che mette sotto questione la politica italiana di oggi.
L’autismo è infatti una disabilità costosa. Nel senso che l’impegno a livello di personale, di persone che seguono i bambini, l’impegno anche intellettuale e concettuale che è richiesto a coloro che debbono programmare, ecc., è molto alto. Tutte le esperienze in corso (Cascina Rossago ecc.) ci mostrano realtà molto costose. Vedendo questo, e pensando al dopo di noi e al numero delle persone con autismo (un numero oggi incerto) e alla necessità di dare loro negli anni futuri una sistemazione per la vita, c’è da far tremare le vene e i polsi. Ritorniamo infine sempre alla questione delle scelte politiche, perché io posso decidere, come società, che i miei figli deboli e sventurati richiedono la distrazione di una consistente parte di risorse economiche del Paese, oppure posso decidere che ad essi va dato il minimo, onde destinare le risorse ad altre cose. Perché certo le risorse date agli autistici non si tradurranno in sviluppo economico del Paese. Le risorse dedicate agli autistici sono date in aiuto, date in fondo come è dato loro l’amore dei genitori, senza la pretesa che torni indietro chissà cosa.. Alle persone gravemente disabili, specie mentali, si decide di dare delle risorse importanti dal punto di vista finanziario perché è giusto. Non perché è economicamente conveniente. Siamo in grado di fare come società questa scelta? Come al solito, la questione dell’autismo ti pone di fronte a delle situazioni limite. Ti interroga pesantemente. È disposta la società italiana a fare degli importanti investimenti perché queste persone così disabili dal punto di vista mentale stiano bene e vivano una vita il più possibile umana e siano il più possibile felici? Oppure ritiene che siano soldi buttati via perché sono degli scarti umani? Un problema non da poco, e una scelta di civiltà. Il nazismo la sua risposta l’aveva data: coerente, rigorosa, spietata: facciamo come in natura. In natura i deboli e gli inadatti non sopravvivono, dunque neanche nella società umana i disabili mentali devono sopravvivere. Da un punto di vista darwiniano, è un assurdo che una famiglia dedichi tutte le sue risorse al figlio più disgraziato, che non si riprodurrà e che non combinerà nulla nella vita, magari distogliendo le energie dai figli ben riusciti, che dovrebbero essere, loro sì, aiutati. Perché sono l’elemento che poi propaga la stirpe sana. Questo è un ragionamento hitleriano: facciamo come in natura, scegliamo la parte sana. Ma se scegliamo invece la civiltà e decidiamo che i disabili devono ricevere il massimo di umanità che possono ricevere, allora noi dobbiamo dare loro il massimo di risorse. Ma deve essere una mia scelta: io scelgo di essere più povero per dar loro di più. Ma perché è giusto, non per altri motivi. Non ci sono altri motivi. Perché devo dare tanto ad un povero disabile mentale, e non mi posso accontentare di tenerlo in un angolo a vegetare, sedato, di dargli da mangiare e da bere? Questo certo pare costar meno che se lo faccio seguire, elaboro progetti educativi, ecc. Ma è giusto? La mia risposta è che non è giusto. Quindi farò il massimo per queste persone, perché la giustizia me lo chiede. La politica è d’accordo su questa esigenza di giustizia? Non sembra che attualmente i politici italiani stiano prestando orecchio.
Valentino con patate
07/02/2012Non lo ripeteremo mai abbastanza: bisogna offrire alle persone con autismo un tempo ricco di possibilità di impegno in attività sensate, che si inquadrino nella vita di tutti i giorni e sviluppino competenze e autonomie. Naturalmente sempre nei limiti delle capacità di ognuno e senza chiedere l’impossibile. Qui vediamo Valentino (non verbale e con seri problemi comportamentali) che prepara le patate per la cottura nella cucina dell’Orto di San Francesco.

Pubblicato da Fabio Brotto 







