Generalizzare

25/01/2012

Le persone con autismo faticano a cogliere nel loro senso complessivo le situazioni in cui vengono a trovarsi, che sono spesso mutevoli, instabili e fluide. La mente autistica non è orientata, come quella umana tipica, al significato delle situazioni, ed è invece legata ai dettagli, presi univocamente, alla lettera, nella loro immediatezza concreta. Per questo, ogni dettaglio tende ad avere lo stesso valore, e noi vedremo ad esempio il ragazzo autistico mettersi a gridare perché lo stiamo facendo salire in macchina mentre la maniglia della porta di casa, che pure è perfettamente chiusa, non ha la giusta inclinazione. Vorrà scendere dall’auto e spostare la maniglia dagli 86° ai 90°. Per lui questo dettaglio è fondamentale, per la mente tipica è irrilevante. L’autismo è anche questo.

Ugualmente, il soggetto autistico tenderà a connettere una pratica che gli è stata insegnata al luogo e alla situazione in cui l’ha appresa. Occorre dunque sviluppare programmi che aiutino bambini e ragazzi autistici ad esportare le abilità acquisite. Qui vediamo Tobia impegnato in un bar.


L’autismo da dentro

21/01/2012

L' autismo da dentro. Una guida pratica

Pubblicato in traduzione italiana da Erickson nel 2011, L’autismo da dentro è un libro di Hilde De Clercq che dovrebbe essere letto da tutti coloro che si occupano di autismo. Come il titolo dice chiaramente, lo sforzo che l’autrice ha fatto, e che si dovrebbe fare sempre, è quello di vedere le cose nella prospettiva della mente autistica, il cui funzionamento è peculiare e differente dalla mente del soggetto neurotipico. Se non si conoscono le modalità del funzionamento della mente autistica, modalità che spiegano gli atteggiamenti apparentemente senza senso e i comportamenti problematici, ogni terapia e ogni processo educativo potranno ottenere risultati parziali e privi di un signficato sostanziale, e spesso andranno incontro al fallimento. Qualsiasi educatore deve conoscere la realtà dell’educando. Invece spesso avviene che i nostri figli con autismo siano affidati ad insegnanti, educatori, addetti all’assistenza e terapisti che della mente autistica non sanno nulla, o che ne hanno solo nozioni estremamente vaghe. Con gli esiti che si possono immaginare.


Senso

16/01/2012

L’autismo è un problema di senso. Di senso come significato (come nella frase “che senso ha il termine autismo?”) e di senso come scopo (come nella frase “che senso ha iscriversi ad Autismo Treviso?”). Le persone con autismo incontrano difficoltà  nell’assegnare significato alle cose, ma ancor di più nel comprendere lo scopo di cose, azioni e avvenimenti. Per questo all’Orto di San Francesco si lavora molto nel proporre attività in cui le azioni presentano uno scopo chiaro ed evidente, come quello di ottenere dei buoni biscotti. Cui Ettore e Davide appaiono alquanto interessati.


Rigidità

07/03/2011

Nel libro di Peter Vermeulen Autistic Thinking viene presentato questo esempio di rigidità della mente autistica, schiava dei dettagli:

In un campeggio per bambini autistici, un ragazzino si rifiuta di usare il WC. Ogni volta che il suo assistente lo invita: “Dài, Marco, andiamo al bagno”, il bambino diventa agitatissimo. Si oppone e si rifiuta di entrare nel bagno. L’assistente prova con tutte le toilette, ma il risultato è lo stesso.

Allora telefona ai genitori del bambino. Marco si comporta così anche a casa? Ha problemi intestinali? Perché non vuole andare al gabinetto? Non è facile trovare la soluzione. Gli assistenti pensavano all’ “andare al bagno” come a una situazione normale, facilmente riconoscibile: una toilette non è sempre una toilette? O forse no? Sì, è la stessa cosa per quelli che pensano in modo coerente ma non per qualcuno come Marco che non ha la capacità di distinguere tra dettagli importanti e non importanti.

Gli assistenti si mettono allora ad esaminare i dettagli. Di nuovo telefonano ai genitori. “Qual è l’aspetto del bagno a casa?” “E quello a scuola?”. Dopo un certo numero di telefonate, tutte riguardanti ogni aspetto dei bagni e dei WC, loro forme e colori, il mistero viene risolto. A casa e a scuola i WC hanno sedili bianchi, mentre quelli del campeggio hanno sedili neri. Marco non può riconoscere il WC come un WC. Una cosa con un sedile nero per lui non può essere un WC! E come potevano questi assistenti pretendere che lui facesse i suoi bisogni in quelle cose!  Per noi il colore di un WC non è importante, per noi conta che sia pulito. Ma per Marco il colore è uno di molti dettagli tutti egualmente importanti. (Soluzione pratica: gli assistenti ricoprono il sedile del WC di carta bianca, e il gioco è fatto).

(Nella foto: Ludovico con un’assistente nella falegnameria dell’Orto di San Francesco)

 

 

 


Trattamento dei disordini alimentari 2

25/02/2011

Dettagli

23/02/2011

Noi non viviamo la nostra vita come una sequenza di fotogrammi isolati, ma come un film che scorre in continuità, in un modo che ci appare sensato: un processo continuo, dentro il quale tutti i dettagli trovano posto, e l’insieme è più importante dei singoli particolari. Noi integriamo facilmente tutto quello che accade per la prima volta, le novità, nel nostro quadro generale. Anzi, i cambiamenti ci fanno piacere, e non temiamo che sconvolgano il nostro quadro. O meglio, ci è facile distinguere la loro importanza: un terremoto è una novità tanto quanto un bottone strappato, ma il primo ci terrorizza, il secondo no. Sappiamo distinguere tra ciò che fa saltare il quadro e ciò che rappresenta solo una minima variazione. Gli autistici non hanno questa capacità. Per loro anche un piccolissimo cambiamento può essere un dramma, perché la loro mente è priva di coerenza centrale, ed essi si appigliano alle sequenze di dettagli per ottenere quella sicurezza che non possono mai pienamente avere. Il mondo intorno a noi è mutevole, e lo siamo noi stessi. La mente autistica, prigioniera dei dettagli, non riesce a gestire il continuo mutare della realtà: le infinite variazioni che compongono la nostra giornata minano continuamente le certezze di cui una mente autistica ha bisogno. Poiché essa non comprende l’insieme, vede i dettagli come una catena in cui uno è connesso all’altro, e questa connessione è assoluta. Se manca un anello la catena si rompe, la realtà crolla. Per questo un piccolo particolare che cambia può essere una tragedia per un autistico, e dar luogo a reazioni che esprimono disperazione. Per noi è difficile comprendere questo funzionamento della mente, ma per un autistico comprendere la nostra è del tutto impossibile.

 

 

Socialmente ciechi

18/02/2011

Per le persone con autismo è molto difficile comprendere le istruzioni date ad un intero gruppo di cui fanno parte. Immaginiamo ad esempio una classe in cui ci sia un ragazzino autistico, in grado di parlare, leggere e scrivere. L’insegnante dice: “prendete il vostro libro”. Ed ecco che tutti gli scolari eseguono l’ordine, tranne il ragazzino autistico. Lui proprio non è riuscito a capire che l’insegnante dava un comando rivolto all’intero gruppo, comprendente anche lui. Ma l’insegnante non aveva fatto il suo nome, e così lui non ha eseguito. Tuttavia può accadere anche il contrario. Ad esempio, ecco una mamma con due figli, Gigi e Andrea, di cui uno, Andrea, è autistico. La mamma si avvicina a Gigi e gli dice: “va’ a prendere la tua giacca”, e subito anche Andrea, a cui la mamma non si è rivolta, va a prendere la sua. Che cosa capiamo da questi esempi? Che per gli autistici è quasi impossibile afferrare l’aspetto sociale della comunicazione. Per quanto sia intellettualmente dotato, un autistico non riesce a comprendere con la nostra immediatezza tutte le sfumature, il non detto, il sottinteso, la miriade di idee che soggiacciono anche ai più semplici aspetti della vita quotidiana. Questa è la cecità sociale dell’autismo.

 (Nella foto: Tobia segue la cottura dei toast insieme all’educatrice Barbara dell’Orto di San Francesco)