Il cervello sociale 2

31/01/2011

Dall’intervento di Fred Volkmar al IX Congresso Internazionale di Autism Europe emerge con chiarezza un elemento su cui tutta la ricerca concorda: le persone con autismo fin dai primi mesi di vita utilizzano la vista in modo differente dalle persone con sviluppo tipico. In particolare, mentre queste ultime concentrano la loro attenzione soprattutto sugli occhi e sugli sguardi degli altri, gli autistici li ignorano, perdendo così informazioni essenziali sulla vita sociale e diventando socialmente ciechi.


Il cervello sociale 1

30/01/2011

Le basi neurali dell’autismo 4

29/01/2011

Ancora su Wakefield

28/01/2011

Un ottimo articolo su Wakefield, vaccini e autismo qui su Medbunker.


Le basi neurali dell’autismo 3

27/01/2011

Parole e frasi

26/01/2011

Le parole sono qualcosa di più che semplici mattoni con cui costruire quelle strutture complesse che sono le frasi. Questo un computer non lo capisce, e lo si vede bene nelle traduzioni automatiche, che risultano spesso insensate, perché il computer attribuisce ad ogni parola un senso univoco, su base statistica, e ne possono venir fuori frasi senza senso. Il senso è qualcosa che appartiene solo alla mente umana. Con questo qualcosa che è per noi così importante, gli autistici si trovano in difficoltà, anche quelli che parlano e leggono.

Nel suo libro Il pensiero autistico, Peter Vermeulen fa questo esempio:

Alcuni bambini con autismo stanno seguendo una lezione su doppio e metà. L’insegnante chiede a Riccardo di leggere una frase dal libro scolastico: “Il doppio nell’opposto della metà”. Riccardo legge quello che è scritto, alla lettera. Non nota nulla di sbagliato. Ma noi abbiamo immediatamente colto l’errore di stampa nella frase: nell’ deve essere sostituito con è il. L’insegnante chiede a Riccardo di rileggere la frase. Quando gli chiede se la frase è corretta, lui si confonde. Non capisce. Gli altri bambini autistici della classe non reagiscono. Nessuno dei quattro bambini presenti nota l’errore. Tutte le parole, prese una alla volta, sono corrette. La parola nell’ è esatta, e tuttavia inserita nel contesto, è sbagliata. Le frasi sono qualcosa di più che la somma delle parti isolate che le compongono. Ma non è così per le persone con autismo, come non lo è per i computer.


Le basi neurali dell’autismo 2

26/01/2011

Lentezza

24/01/2011

A causa della modalità di funzionamento del cervello autistico, tutte le situazioni sociali non vengono colte spontaneamente nella loro unitarietà e coerenza, e nel loro significato complessivo, ma come una somma di elementi particolari, di dettagli. Per questo, le persone con autismo hanno bisogno di tempi lunghi per decifrarle. Per questo stesso motivo, noi vediamo queste persone reagire con lentezza agli stimoli e alle richieste, e vediamo che le loro reazioni sono come dilazionate. Ai loro occhi il nostro mondo si muove troppo in fretta, e quasi sempre noi non concediamo loro abbastanza tempo per decifrarlo, per capire cosa ci si aspetti da loro nelle varie situazioni della vita quotidiana. Questa caratteristica fondamentale della mente autistica deve essere sempre tenuta presente.

Qui vediamo Tobia e Davide con una palla di neve all’Orto di San Francesco.

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Le basi neurali dell’autismo 1

22/01/2011

Merenda

20/01/2011

Non cesseremo mai di ripetere che l’Orto di San Francesco vuol essere un ambiente ecologico, cioè un ambiente che riproduce le condizioni della vita reale e in cui i nostri figli possano conquistare, anche con l’ausilio di tecniche cognitivo-comportamentali, delle abilità semplici e necessarie per la vita quotidiana. Preparare la tavola, ad esempio, è un compito che può essere svolto anche da persone con forme di autismo e ritardo mentale gravi. Preparare un toast è un po’ più complesso, ma passo dopo passo ci si può arrivare. Qui vediamo (da sinistra) Davide, Ettore e Tobia che mangiano un toast nella cucina dell’OSF. Tobia ha preparato i tre toast, i due più piccoli hanno preparato la tavola. E ora mangiano con soddisfazione. L’obiettivo da conseguire era chiaro e gratificante. Tre ragazzini autistici a tavola. Da notare che non possono far conversazione tra loro (Tobia parla, ma in modo spesso inappropriato e poco funzionale; Davide parla molto poco; Ettore quasi per nulla). L’autonomia è una conquista lenta, difficile, parziale, ma con un lavoro continuo si ottengono risultati evidenti.

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In palestra

18/01/2011

Ogni persona con autismo è diversa dall’altra. Le caratteristiche e i problemi fisici e mentali differiscono in modi anche molto pronunciati. Infatti l’autismo non è una malattia, ma una sindrome. Si pensi ad un autistico senza ritardo mentale e ad uno con ritardo mentale gravissimo: chiaramente le problematiche da affrontare saranno di ordine ben differente. Per questo, anche in una comunità molto piccola come è quella formata dai 9 dell’Orto di San Francesco le differenze soggettive sono tantissime. L’educazione, la gestione complessiva e la preparazione delle attività ne debbono tenere conto sempre. Per ognuno, all’OSF si debbono preparare attività ed offrire giochi adatti, sempre puntando a degli obiettivi da raggiungere.

Qui vediamo Davide nella piccola palestra dell’OSF. Si vede che si sta divertendo, ma il suo divertimento ha un risvolto educativo (che riguarda i colori).

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Attenzione e intenzione 2

17/01/2011

Attenzione e intenzione

16/01/2011

Omotossicologia

15/01/2011

L’erronea credenza che l’autismo sia provocato da una forma di inquinamento dell’organismo, e che perciò possa essere curato tramite una sorta di depurazione, porta oggi molti verso la pseudoscienza chiamata omotossicologia. Essa ha gli stessi fondamenti dell’omeopatia, cioè nessun fondamento.

Se i profitti dell’industria farmaceutica sono grandi, che dire di quelli di una grande azienda di prodotti omeopatici come la Boiron? Almeno la farmaceutica fa ricerca, e deve confrontarsi pubblicamente, e deve render conto dell’evidenza. Ma l’omeopatia non fa ricerca, si basa su di un sapere che sta tra il magico e lo psicologistico. In definitiva, l’omeopatia è un nulla venduto a caro prezzo, e genera profitti enormi. La scienza e l’omeopatia sono due cose ben distanti, e lo mette in luce il dibattito tra Garattini e Boiron. Non mi meraviglia, tuttavia, di trovare immumerevoli adepti delle cure omeopatiche tra i membri della borghesia colta europea: atea, irrazionalista e nemica della scienza sperimentale. L’estrema diluizione del principio attivo nei prodotti omeopatici corrisponde all’estrema diluizione delle facoltà razionali.

Se dunque un medico propone per il trattamento dell’autismo l’omotossicologia, si colloca nel vasto ambito della pseudoscienza e della ciarlataneria.


Maschi e femmine

13/01/2011

Su 4 bambini colpiti da autismo, solo 1 è una femmina. Questo significa che tre quarti delle persone con autismo sono maschi. Si è rilevato che il cervello autistico è un cervello iper-maschile, ovvero un cervello in cui sono abnormemente sviluppate le caratteristiche proprie della mascolinità (essenzialmente la tendenza alla sistematizzazione e meccanizzazione) rispetto a quelle della femminilità (essenzialmente l’empatia). Gli autistici sono attratti da quel che è ripetitivo, prevedibile e meccanico, dall’ordine e dal sistema, e sono poco capaci di empatia, di sentire ciò che provano gli altri. Questo fenomeno si manifesta nella mente e nel suo funzionamento, non certo nell’aspetto, che nella nostra Jessica è chiaramente molto femminile. La prevalenza assoluta dei maschi dovrebbe far capire a tutti quelli che accusano i vaccini come causa dell’autismo che stanno seguendo una strada sbagliata.