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Fratelli e sorelle
10/09/2012Trattamenti
13/08/2012Linea Guida per i trattamenti dell’autismo per bambini e adolescenti. Un’utile sintesi qui.
15 anni dalla Frode
04/08/2012
Sono passati 15 anni dalla frode scientifica di Wakefield. Per il mondo dell’autismo, e non solo, le sue conseguenze sono state devastanti.
La sicurezza dei vaccini 1
26/07/2012Miliardi di dosi di MPR sono state distribuite in tutto il mondo nel corso degli ultimi decenni e si è confermato un vaccino estremamente sicuro. Gli eventi indesiderati dopo il vaccino MPR sono di solito lievi e passeggeri. Solo molto raramente ci possono essere reazioni più importanti, quasi sempre senza conseguenze permanenti. Inoltre ci sono alcuni eventi avversi gravi che capitano così raramente (nell’ordine di meno di 1 caso ogni 1.000.000 di dosi) che è molto difficile sapere se sono causati dal vaccino o se si tratta di una coincidenza. (Dal sito Vaccinar…Si! ). Consiglio a tutti un’attenta lettura di questo articolo sul vaccino MPR.
L’autismo inganna
20/07/2012Tra questi due ragazzi qual è l’autistico? Forse chi non conosce Tobia direbbe che non può essere quello che manifesta la sua amicizia stringendo l’altro a sé. Nella foto il ragazzo autistico è quello con la maglietta arancione. Ma sull’autismo circolano ancora infiniti pregiudizi e idee sbagliate. Eccone un semplice, ma istruttivo esempio, un fatto realmente accaduto di cui sono venuto a conoscenza. Un bambino di 4 anni, cui è stato diagnosticato l’autismo infantile, viene portato davanti alla commissione che deve decidere se esistono le condizioni di gravità che consentiranno la concessione dell’indennità di accompagnamento. Appena viene fatto entrare nella stanza dove sono seduti i membri della commissione, il bambino allegramente corre verso il presidente e gli salta in grembo, come fanno i bambini coi loro nonni. Il presidente, un anziano neuropsichiatra, esclama : «Ma non è autistico! Guardate com’è affettuoso e come socializza! E mi guarda anche negli occhi!». «Sì, è vero,» interviene prontamente la madre, «ma un bambino normale in una situazione come questa sarebbe intimidito, mentre lui non sa nemmeno distinguere quale sia il giusto comportamento da tenere con suo nonno e con le altre persone anziane che incontra…». In realtà uno dei maggiori problemi dell’autismo sta qui: nel fatto che le persone che ne sono colpite non riescono ad afferrare le regole sociali. Non sono chiusi nel loro guscio, sono socialmente ciechi. Questo piccolo episodio dimostra che l’autismo è una realtà complessa, e anche non facile da spiegare alla gente, se anche professionisti (non aggiornati) compiono errori del genere.
Tobia, come vediamo nella foto, può facilmente trarre in inganno, anche perché, a differenza da altri ospiti dell’Orto di San Francesco, parla e vuole interagire con le altre persone. Ma in questo trova difficoltà gravissime, che derivano dal malfunzionamento del suo cervello. Se, ad esempio, gli si chiede che ore sono, dirà un numero a caso. Se gli si chiede quanti anni ha potrà rispondere otto o dieci o dodici indifferentemente. Il concetto di anno per lui è difficile. L’anno comincia il 1 gennaio, ma per lui no, perché la sua data di nascita è un’altra, e ogni persona che lui conosce compie gli anni in un giorno differente, e il numero degli anni è diverso: uno ne ha 15, uno 42… Ne deriva che per lavorare efficacemente a progetti educativi per ragazzi autistici occorre comprendere bene il funzionamento della loro mente, che determina i loro comportamenti. Questi possono sembrarci strani, e lo sono rispetto a quelli della maggioranza degli esseri umani, ma derivano, conseguentemente, dalle caratteristiche della mente autistica. Quindi è necessario conoscere: 1) i caratteri fondamentali della mente autistica in generale, 2) i caratteri di quella particolare mente autistica di quella particolare persona. Questo richiede un impegno notevole, ma senza questo impegno i risultati possono essere solo scadenti o nulli.
Daniti
12/07/2012I sostenitori del trattamento DAN! (Defeat Autism Now!) sono spesso aggressivi, e cercano di intimidire i loro critici, e coloro che non condividono la loro fede biomedica, in tutti i modi. Solitamente, nella Rete tendono a fare branco e a sommergere con valanghe di mail e commenti chi respinge il loro approccio all’autismo in forza del metodo scientifico. Io evito di polemizzare con loro, perché il livello cui si pongono è solitamente quello dell’invettiva e dell’insulto, un livello cui non scendo mai. Quindi non pubblico i loro commenti, se non nella misura che mi serve per chiarire alcuni concetti. Da qualche tempo ricevo nel mio blog Brotture commenti ad un vecchio post sull’autismo da parte di un tal Michele, che si professa medico praticante l’approccio DAN! Ne ho pubblicato uno solo, e questo ha fatto imbestialire Michele, che addirittura si propone di far chiudere il blog. Ecco il suo ultimo breve e sintetico commento: giudichino i lettori il suo livello. Debbo precisare di aver ricevuto in passato, sempre da daniti, cose anche peggiori.
Consiglio al “Brotto” di documentarsi sul metodo DAN e a piantarla di eliminare i miei commenti….. ripeto non le darò tregua fino a quando questo blog non sarà rimosso per le stronzate che scrive.
IGNORANTE!!!
Sarò ignorante, ma non nelle questioni di lingua italiana. “Consiglio … a piantarla” non si dice né si scrive, dott. Michele. Doveva scrivere “di piantarla”. Bocciato. Per la prima volta nella mia vita leggo il mio nome tra virgolette. Interessante.
Personalizzare
10/07/2012Nella foto si vede Tobia (di spalle) mentre gioca a ping-pong con un ragazzo neurotipico (termine dotto che ha sostituito la parola normale, che oggi appare discriminatoria e sospetta). I ragazzi autistici dell’Orto di San Francesco sono molto differenti tra loro, per caratteristiche e capacità, e per questo i programmi che si propongono loro debbono essere massimamente individualizzati e personalizzati. A ciascuno secondo i suoi bisogni! Tobia, ad esempio, desidera fortemente interagire con gli altri, ma avendo una mente autistica, e di conseguenza incontrando molte difficoltà nella comprensione di tutto ciò che è scambio sociale, deve essere aiutato nella costruzione di rapporti significativi con le altre persone. Si tratta anche di apprendere corrette regole di comportamento e di scambio, e in ciò il gioco a due può essere di grande aiuto.
Realismo
03/07/2012
L’Italia, patria di Machiavelli e Guicciardini, due delle massime espressioni del realismo nella teoria politica, è stranamente mancante di realismo a tutti i livelli. Siamo un Paese di sognanti (più o meno barbari), in cui si credono realisti da un lato coloro che praticano il vivere alla giornata, il tirare a campare, dall’altra quelli che aderiscono ad una idea (una sola, perché il loro cervello mal si presta alla dialettica) con furore talebano. Le grandi prospettive realistiche non ci sono, da noi non hanno fortuna. Così, inevitabilmente, è anche nel campo dell’autismo. Mi è venuto da pensar questo l’altro giorno a Pavia, ascoltando l’intervento di Gary Mesibov al convegno per i dieci anni di Cascina Rossago. Mesibov ad un certo punto ha utilizzato una nota immagine che rappresenta bene la visione della scuola di Schopler: «Come ai disabili fisici inchiodati alla loro carrozzella bisogna fornire tutte le modificazioni ambientali che possano consentire loro la miglior vita possibile, e non gli si può chiedere, ad esempio, di alzarsi dalla carrozzella e di salire le scale a piedi, così per gli autistici: occorre offrire loro il miglior training, i migliori metodi abilitativi, ma poiché la stragrande maggioranza di loro resterà comunque autistica, se pur a differenti livelli di gravità, occorre preparare per loro ambienti il più possibile favorevoli, adatti alle loro peculiarità, perché possano condurre la vita migliore possibile». Su questo concetto sono totalmente d’accordo: la visione di Mesibov mi sembra sanamente realistica e produttiva. In sostanza, dobbiamo sostenere e diffondere esattamente questa visione realistica: occorre convincere la gente che nella stragrande maggioranza le persone con autismo, anche se avranno ricevuto i migliori trattamenti e avranno conseguito grandi risultati in termini di miglioramento a tutti i livelli, resteranno comunque persone con gravi o gravissime difficoltà nella vita quotidiana e con un limitato grado di autonomia. Questo non significa affatto che per loro non debbano essere richiesti e attuati trattamenti intensivi, precoci, ecc., anzi. Non battersi per questi sarebbe come limitarsi a fornire ai disabili fisici le rampe di accesso per le carrozzine, disinteressandosi di tutte le altre questioni gravi che rendono difficile la loro vita. Devo dire che da noi stanno circolando molte prospettive illusorie sull’autismo, e i genitori vengono spinti a pensare che esistano metodi e interventi grazie ai quali il proprio figlio o figlia potrà “uscire dalla diagnosi”, “affrancarsi dall’autismo”, indipendentemente dal livello di funzionamento, ecc. Senza specificare che in tutto il mondo quelli che “escono dalla diagnosi”, che si “affrancano”, sono una ristretta minoranza. Così ristretta che oggi la scienza in tutti i Paesi avanzati dichiara l’autismo una condizione che dura tutta la vita. L’ossessione, poi, del portare il proprio figlio non verbale a saper parlare, quasi che un autistico che parla (e magari non comunica un fico secco) sia uno che ha realizzato la soluzione del suo problema, viene alimentata in modo più o meno consapevole anche da molti di coloro che diffondono metodologie corrette cognitivo-comportamentali. In moltissimi convegni, congressi e corsi vengono fatti vedere video che mostrano grandi progressi, bambini che non partlavano e ora parlano, bambini che cambiano in meglio radicalmente il loro comportamento, ecc. Sono certamente risultati importanti, da far conoscere, sono metodi testati scientificamente e che devono essere ulteriormente sviluppati, perché anche in questo campo la ricerca non ha mai fine. Ma i video che in questi corsi e congressi vengono fatti vedere sono solo quelli che documentano i successi. Quel che fallisce, quello che va male, i regressi, le difficoltà non superate, quasi mai vengono esposti. Aleggia dunque sempre, inevitabilmente, il sospetto del publication bias, ovvero il sospetto che venga fatto vedere solo quello che fa bene alla causa, solo quello che motiva i genitori e gli operatori. Ma la realtà dell’autismo è molto più complessa e intricata, e l’atteggiamento di coloro che mostrano solo gli splendori di un metodo, che promettono “uscite dalla diagnosi” e “affrancamenti”, e che semplificano la complessità enfatizzando solo alcune aree del problema autismo, occupandosi unicamente di una fase della vita o di un singolo aspetto, perdendo di vista l’insieme, promuovono invece una uscita dal realismo gravida di conseguenze negative.
L’autismo come territorio di falsi profeti e capri espiatori
22/06/2012Nell’ultimo numero della rivista quadrimestrale Problemi in psichiatria compare un mio scritto col titolo Idee per l’autismo. Ne riporto un passo.
Fin dal suo emergere come una questione specifica e mondiale, l’autismo si è presentato come un territorio di forte conflittualità. Dura è stata infatti la lotta delle prime grandi associazioni di familiari, che hanno avuto un ruolo decisivo negli ultimi decenni del secolo scorso, una lotta contro le convinzioni radicate e per i diritti delle persone con autismo, che non è ancora cessata. Oggi il conflitto presenta, tuttavia, molte facce, e appare anzitutto come scontro tra scienza ufficiale e pratiche alternative. Molti genitori di soggetti autistici vivono il loro grave problema in solitudine, nel loro isolamento. Altri si muovono alla disperata ricerca di una soluzione, vagano nell’Internet, incontrano casualmente altri genitori, scoprono che esistono delle possibilità di guarigione offerte dalla scienza borderline, dalle pratiche alternative, e vi si gettano a capofitto, disposti anche a spendere tutti i propri denari. Occorre ricordare sempre che in questi decenni le famiglie con figli autistici hanno vissuto ogni sorta di difficoltà. Prima l’imperante cultura psicodinamica e psicoanalitica a lungo ha colpevolizzato le stesse famiglie, e in particolare le madri, riconducendo l’autismo del figlio ad un inconscio rifiuto dello stesso da parte loro, aggiungendo dramma a dramma (con libri come La fortezza vuota di Bruno Bettelheim che hanno sparso un seme malefico in moltissime menti). In seguito, con ritmo crescente, un susseguirsi di “scoperte” e tecniche nuove hanno riempito i cuori di false speranze, inducendo le famiglie a illudersi e a profondere energie e denari in operazioni prive di qualsiasi riscontro scientifico e di qualsiasi effetto terapeutico e abilitativo reale, e talvolta addirittura fuorvianti o nocive. Per questo, occorre stare costantemente in guardia, poiché i falsi profeti dell’autismo sono sempre all’opera, e passano dalla bufala della Comunicazione Facilitata a quella del protocollo Dan!, da quella della secretina a quella della camera iperbarica, sfuggendo sempre al controllo scientifico rigoroso e sfruttando invece la frustrazione delle famiglie, le falle del sistema sanitario ufficiale, il bisogno di speranza, la disponibilità ad illudersi e anche il facile strumento della teoria del complotto. L’autismo, a livello mondiale e italiano, si presenta oggi anche come campo di possibili buoni e grandi affari, in cui prosperano i ciarlatani e si diffonde la junk-science, la scienza-spazzatura, a causa del vuoto nel quale i sistemi socio-sanitari pubblici lasciano le famiglie: vuoto di informazione, di risposte efficaci, di sostegno e anche di pura e semplice umanità. Leggi il seguito di questo post »
Realtà sensate
11/06/2012Valentino è totalmente averbale, e soggetto a stereotipie problematiche, come quella di strappare vestiti e tessuti in genere (si vede qui la condizione della maglietta che indossa). Anche persone con disabilità così grave hanno tuttavia risorse e capacità, che debbono essere sfruttate e indirizzate, affinché anche per loro si costruisca, per quanto possibile, un quadro sensato della realtà. Valentino è in grado di svolgere numerose attività e lavori anche abbastanza impegnativi, e che richiedono impegno e attenzione. Qui lo vediamo insieme alla psicologa responsabile dell’Orto di San Francesco, Federica Lise, mentre sta utilizzando il nuovo rasaerba dell’OSF intorno al recinto delle capre. Nell’Orto tutti gli strumenti di cui si servono i ragazzi funzionano ad olio di gomito, per motivi di sicurezza. Il nuovo rasaerba manuale svolge tuttavia benissimo la sua funzione.
TEACCH e ABA
03/06/2012
In una intervista di qualche anno fa ad Adam Feinstein per la rivista Looking Up, il successore di Eric Schopler a capo della Division TEACCH, Gary Mesibov, evidenziava le differenze tra l’approccio TEACCH e l’ABA. Alcuni concetti andrebbero ampliati e puntualizzati, ma mi sembra che la sostanza sia ben delineata. Traduco due domande con le relative risposte.
Adam Feinstein: Sarebbe troppo semplicistico dire che la differenza fondamentale tra il TEAACH e l’ABA-Lovaas stia nel fatto che l’ABA si basa sul principio che il bambino deve superare i suoi caratteri autistici e adattarsi al mondo intorno a lui, mentre il TEACCH fornisce al bambino un ambiente appositamente disegnato per venire incontro alle caratteristiche di un bambino autistico?
Gary Mesibov: Be’, naturalmente la situazione è più complessa. Vi sono due modi di guardare ad essa. Penso che tra i due approcci vi siano due importanti differenze. La prima è filosofica: L’ABA – Lovaas e il discrete trial training lavorano sulla base dell’idea che con qualche forma di insegnamento intensivo e sistematico tu puoi acquisire un modello “normale” o neurotipico. Leggi il seguito di questo post »
Convegno a Pavia
01/06/2012Di autismo nell’età adulta non si parla abbastanza. Ma ricordiamolo sempre: con tutta l’abilitazione di questo mondo un bambino autistico sarà un adulto autistico. Sta a noi offrirgli la vita migliore e più umana possibile. Tutto il programma qui.

Pubblicato da Fabio Brotto 









