Generalizzare

Per una persona con autismo quasi tutte le attività e i modi di comportarsi sono difficili da apprendere e da eseguire. Come abbiamo visto nel post precedente, gli autistici sono imprigionati in un mondo di dettagli, di particolari che non riescono a formare un tutto dotato di significato. E questo determina in loro dei modelli di comportamento rigidi. Sempre gli autistici stanno tra un’interpretazione letterale della realtà e una iper-selettività. Tutte le forme di astrazione, i concetti generali, e in particolare le metafore, sono problematici per loro. Un autistico fatica a comprendere che i gatti piccoli, grossi, neri, bianchi, rossi, sono tutti animali che si chiamano gatto. A maggior ragione, un autistico che parla non dirà mai ad una ragazza “tu sei una gatta”, semplicemente perché per lui un essere umano non può essere allo stesso tempo un animale. In sostanza, gli autistici sono privi di quella flessibilità nella generalizzazione che è tipica della mente umana ordinaria. O meglio, oscillano tra un difetto e un eccesso di generalizzazione.

Un difetto di generalizzazione si verifica quando la persona non riesce ad estendere ad una nuova situazione quello che ha imparato (comportamento, attività) in una certa altra situazione. Ad esempio, un autistico a scuola impara ad aprire il portafoglio e tirar fuori una banconota e, richiesto di fare la stessa cosa al bar, cade in confusione perché l’ambiente è differente. La situazione è la stessa, ma alcuni dettagli che erano presenti nella prima ora mancano, e la mente autistica, prigioniera dei dettagli, si confonde. Legandosi ad uno o più dettagli per quell’azione, quando essi mancano l’autistico non compie l’azione.

Un eccesso di generalizzazione avviene quando la persona lega la sua azione ad un particolare dettaglio, e quindi compie quell’azione in tutte le situazioni in cui coglie la presenza di quel dettaglio, incurante della differenza sostanziale (dal punto di vista sociale, ad esempio) tra una situazione e l’altra. Ad esempio, un certo bambino autistico si è abituato a sedersi a tavola quando vede che ci sono tovaglia, piatti e posate. Ed ecco che, passando vicino al tavolino di un ristorante all’aperto durante una passeggiata, corre a sedervisi perché ha visto piatti e forchette, che per lui significano mangiare.

 

 
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