Non cesseremo mai di ripetere che l’Orto di San Francesco vuol essere un ambiente ecologico, cioè un ambiente che riproduce le condizioni della vita reale e in cui i nostri figli possano conquistare, anche con l’ausilio di tecniche cognitivo-comportamentali, delle abilità semplici e necessarie per la vita quotidiana. Preparare la tavola, ad esempio, è un compito che può essere svolto anche da persone con forme di autismo e ritardo mentale gravi. Preparare un toast è un po’ più complesso, ma passo dopo passo ci si può arrivare. Qui vediamo (da sinistra) Davide, Ettore e Tobia che mangiano un toast nella cucina dell’OSF. Tobia ha preparato i tre toast, i due più piccoli hanno preparato la tavola. E ora mangiano con soddisfazione. L’obiettivo da conseguire era chiaro e gratificante. Tre ragazzini autistici a tavola. Da notare che non possono far conversazione tra loro (Tobia parla, ma in modo spesso inappropriato e poco funzionale; Davide parla molto poco; Ettore quasi per nulla). L’autonomia è una conquista lenta, difficile, parziale, ma con un lavoro continuo si ottengono risultati evidenti.
Ogni persona con autismo è diversa dall’altra. Le caratteristiche e i problemi fisici e mentali differiscono in modi anche molto pronunciati. Infatti l’autismo non è una malattia, ma una sindrome. Si pensi ad un autistico senza ritardo mentale e ad uno con ritardo mentale gravissimo: chiaramente le problematiche da affrontare saranno di ordine ben differente. Per questo, anche in una comunità molto piccola come è quella formata dai 9 dell’Orto di San Francesco le differenze soggettive sono tantissime. L’educazione, la gestione complessiva e la preparazione delle attività ne debbono tenere conto sempre. Per ognuno, all’OSF si debbono preparare attività ed offrire giochi adatti, sempre puntando a degli obiettivi da raggiungere.
Qui vediamo Davide nella piccola palestra dell’OSF. Si vede che si sta divertendo, ma il suo divertimento ha un risvolto educativo (che riguarda i colori).
L’erronea credenza che l’autismo sia provocato da una forma di inquinamento dell’organismo, e che perciò possa essere curato tramite una sorta di depurazione, porta oggi molti verso la pseudoscienza chiamata omotossicologia. Essa ha gli stessi fondamenti dell’omeopatia, cioè nessun fondamento.
Se i profitti dell’industria farmaceutica sono grandi, che dire di quelli di una grande azienda di prodotti omeopatici come la Boiron? Almeno la farmaceutica fa ricerca, e deve confrontarsi pubblicamente, e deve render conto dell’evidenza. Ma l’omeopatia non fa ricerca, si basa su di un sapere che sta tra il magico e lo psicologistico. In definitiva, l’omeopatia è un nulla venduto a caro prezzo, e genera profitti enormi. La scienza e l’omeopatia sono due cose ben distanti, e lo mette in luce il dibattito tra Garattini e Boiron. Non mi meraviglia, tuttavia, di trovare immumerevoli adepti delle cure omeopatiche tra i membri della borghesia colta europea: atea, irrazionalista e nemica della scienza sperimentale. L’estrema diluizione del principio attivo nei prodotti omeopatici corrisponde all’estrema diluizione delle facoltà razionali.
Se dunque un medico propone per il trattamento dell’autismo l’omotossicologia, si colloca nel vasto ambito della pseudoscienza e della ciarlataneria.
Su 4 bambini colpiti da autismo, solo 1 è una femmina. Questo significa che tre quarti delle persone con autismo sono maschi. Si è rilevato che il cervello autistico è un cervello iper-maschile, ovvero un cervello in cui sono abnormemente sviluppate le caratteristiche proprie della mascolinità (essenzialmente la tendenza alla sistematizzazione e meccanizzazione) rispetto a quelle della femminilità (essenzialmente l’empatia). Gli autistici sono attratti da quel che è ripetitivo, prevedibile e meccanico, dall’ordine e dal sistema, e sono poco capaci di empatia, di sentire ciò che provano gli altri. Questo fenomeno si manifesta nella mente e nel suo funzionamento, non certo nell’aspetto, che nella nostra Jessica è chiaramente molto femminile. La prevalenza assoluta dei maschi dovrebbe far capire a tutti quelli che accusano i vaccini come causa dell’autismo che stanno seguendo una strada sbagliata.
Come spesso si vede nei soggetti autistici, Guido trova difficili molte operazioni che implicano la motricità fine. All’Orto di San Francesco si cerca di impegnare i ragazzi anche in attività che stimolino l’uso delle dita con materiali differenti per diversi obiettivi, promuovendo anche attenzione e concentrazione.
Che il dott. Wakefield sia un falsario, e che la relazione tra autismo e vaccini sia una convinzione erronea e gravida di conseguenze negative, è chiaro a tutte le menti non ottenebrate. Oggi sul N.J. Times è richiamato un editoriale su BMJ, scritto da Fiona Godlee, che chiama l’operazione di Wakefield col termine che si merita: frode. Godlee si riferisce ad una brillante serie di articoli di Brian Deer, che chiude la questione Wakefield con una completa dimostrazione della sua disonestà intellettuale. Quelli che in Italia si propongono come Wakefield in sedicesimo sono qui mostrati per quello che sono. Chi non sa l’inglese può vedere qualcosa qui.
Segnalo la possibilità di seguire l’intero recente IX Congresso Internazionale di Autism Europe. Tutti i video delle relazioni, degli interventi e discussioni nelle tre sale del congresso sono stati pubblicati nel sito dell’Associazione e si possono vedere in queste pagine web:
Di ogni intervento c’è la versione in inglese e quella con la traduzione in italiano. Ne esce la più grande e completa panoramica sulla ricerca, la sperimentazione e la conoscenza attuale sull’autismo che sia disponibile oggi sul web. Anche solo la completezza e la vastità di questa presentazione on line dà una idea dell’immenso lavoro svolto da Donata Vivanti e da tutti gli altri che hanno collaborato alla preparazione di questo congresso.