Rigidità

07/03/2011

Nel libro di Peter Vermeulen Autistic Thinking viene presentato questo esempio di rigidità della mente autistica, schiava dei dettagli:

In un campeggio per bambini autistici, un ragazzino si rifiuta di usare il WC. Ogni volta che il suo assistente lo invita: “Dài, Marco, andiamo al bagno”, il bambino diventa agitatissimo. Si oppone e si rifiuta di entrare nel bagno. L’assistente prova con tutte le toilette, ma il risultato è lo stesso.

Allora telefona ai genitori del bambino. Marco si comporta così anche a casa? Ha problemi intestinali? Perché non vuole andare al gabinetto? Non è facile trovare la soluzione. Gli assistenti pensavano all’ “andare al bagno” come a una situazione normale, facilmente riconoscibile: una toilette non è sempre una toilette? O forse no? Sì, è la stessa cosa per quelli che pensano in modo coerente ma non per qualcuno come Marco che non ha la capacità di distinguere tra dettagli importanti e non importanti.

Gli assistenti si mettono allora ad esaminare i dettagli. Di nuovo telefonano ai genitori. “Qual è l’aspetto del bagno a casa?” “E quello a scuola?”. Dopo un certo numero di telefonate, tutte riguardanti ogni aspetto dei bagni e dei WC, loro forme e colori, il mistero viene risolto. A casa e a scuola i WC hanno sedili bianchi, mentre quelli del campeggio hanno sedili neri. Marco non può riconoscere il WC come un WC. Una cosa con un sedile nero per lui non può essere un WC! E come potevano questi assistenti pretendere che lui facesse i suoi bisogni in quelle cose!  Per noi il colore di un WC non è importante, per noi conta che sia pulito. Ma per Marco il colore è uno di molti dettagli tutti egualmente importanti. (Soluzione pratica: gli assistenti ricoprono il sedile del WC di carta bianca, e il gioco è fatto).

(Nella foto: Ludovico con un’assistente nella falegnameria dell’Orto di San Francesco)

 

 

 


Socialmente ciechi

18/02/2011

Per le persone con autismo è molto difficile comprendere le istruzioni date ad un intero gruppo di cui fanno parte. Immaginiamo ad esempio una classe in cui ci sia un ragazzino autistico, in grado di parlare, leggere e scrivere. L’insegnante dice: “prendete il vostro libro”. Ed ecco che tutti gli scolari eseguono l’ordine, tranne il ragazzino autistico. Lui proprio non è riuscito a capire che l’insegnante dava un comando rivolto all’intero gruppo, comprendente anche lui. Ma l’insegnante non aveva fatto il suo nome, e così lui non ha eseguito. Tuttavia può accadere anche il contrario. Ad esempio, ecco una mamma con due figli, Gigi e Andrea, di cui uno, Andrea, è autistico. La mamma si avvicina a Gigi e gli dice: “va’ a prendere la tua giacca”, e subito anche Andrea, a cui la mamma non si è rivolta, va a prendere la sua. Che cosa capiamo da questi esempi? Che per gli autistici è quasi impossibile afferrare l’aspetto sociale della comunicazione. Per quanto sia intellettualmente dotato, un autistico non riesce a comprendere con la nostra immediatezza tutte le sfumature, il non detto, il sottinteso, la miriade di idee che soggiacciono anche ai più semplici aspetti della vita quotidiana. Questa è la cecità sociale dell’autismo.

 (Nella foto: Tobia segue la cottura dei toast insieme all’educatrice Barbara dell’Orto di San Francesco)


Alla lettera

09/02/2011

Le persone con autismo tendono ad attribuire un significato unico ad ogni parola. Ad esempio la parola pane indicherà sempre il pane che si mangia. Quando io dirò ad un autistico “qui c’è pane per i tuoi denti”, usando una metafora molto comune, lui non capirà il senso delle mie parole, e penserà che sto per offrirgli un panino. Gli autistici sono letteralisti. Purtroppo una frase è più delle singole parole che la compongono. Ma i problemi non finiscono qui, perché spesso il senso delle nostre parole sta più in quello che non diciamo. E quello che non diciamo, cui solo alludiamo, il sottinteso, è invisibile e non può essere concretamente osservato. Il significato è, per così dire, sepolto nel contesto, e se non si è in grado – e gli autistici non lo sono – di afferrare il contesto, verrà a mancare l’informazione necessaria per capire la situazione sociale in cui ci si trova. Spessissimo gli autistici reagiscono solo ad una parte minimale del contesto, un dettaglio magari per noi insignificante. Per questo è così difficile per noi, a nostra volta, comprendere le loro reazioni.

Nella foto: Davide si rilassa nella palestrina dell’OSF.


Parole e voce

03/02/2011

in falegnameria

Le persone con autismo hanno sempre un rapporto difficile con il linguaggio, sia che parlino sia che siano del tutto averbali. Si tratta di difficoltà diverse, ma sempre legate agli ostacoli che gli autistici trovano nella comprensione delle situazioni sociali e del significato e del senso di parole e gesti. Infatti il senso di una parola può variare molto, in ragione di vari fattori. Anche il tono della voce di chi la pronuncia può mutarne il senso, e lo possono mutare le altre parole che stanno insieme nella stessa frase. Ma che una parola possa avere vari significati e che il suo significato possa variare a seconda del contesto in cui è inserita, per gli autistici è incomprensibile. Interessante il fatto che il tono della voce che gli autistici verbali utilizzano quando parlano sia di solito alquanto piatto, a dimostrazione dei problemi che il loro cervello incontra nella gestione delle sfumature di significato legate ai toni di voce, al volume, alla velocità di emissione, ecc. ecc.

(Nella foto: Valentino nella falegnameria dell’Orto di San Francesco)

 

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Lentezza

24/01/2011

A causa della modalità di funzionamento del cervello autistico, tutte le situazioni sociali non vengono colte spontaneamente nella loro unitarietà e coerenza, e nel loro significato complessivo, ma come una somma di elementi particolari, di dettagli. Per questo, le persone con autismo hanno bisogno di tempi lunghi per decifrarle. Per questo stesso motivo, noi vediamo queste persone reagire con lentezza agli stimoli e alle richieste, e vediamo che le loro reazioni sono come dilazionate. Ai loro occhi il nostro mondo si muove troppo in fretta, e quasi sempre noi non concediamo loro abbastanza tempo per decifrarlo, per capire cosa ci si aspetti da loro nelle varie situazioni della vita quotidiana. Questa caratteristica fondamentale della mente autistica deve essere sempre tenuta presente.

Qui vediamo Tobia e Davide con una palla di neve all’Orto di San Francesco.

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Merenda

20/01/2011

Non cesseremo mai di ripetere che l’Orto di San Francesco vuol essere un ambiente ecologico, cioè un ambiente che riproduce le condizioni della vita reale e in cui i nostri figli possano conquistare, anche con l’ausilio di tecniche cognitivo-comportamentali, delle abilità semplici e necessarie per la vita quotidiana. Preparare la tavola, ad esempio, è un compito che può essere svolto anche da persone con forme di autismo e ritardo mentale gravi. Preparare un toast è un po’ più complesso, ma passo dopo passo ci si può arrivare. Qui vediamo (da sinistra) Davide, Ettore e Tobia che mangiano un toast nella cucina dell’OSF. Tobia ha preparato i tre toast, i due più piccoli hanno preparato la tavola. E ora mangiano con soddisfazione. L’obiettivo da conseguire era chiaro e gratificante. Tre ragazzini autistici a tavola. Da notare che non possono far conversazione tra loro (Tobia parla, ma in modo spesso inappropriato e poco funzionale; Davide parla molto poco; Ettore quasi per nulla). L’autonomia è una conquista lenta, difficile, parziale, ma con un lavoro continuo si ottengono risultati evidenti.

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In palestra

18/01/2011

Ogni persona con autismo è diversa dall’altra. Le caratteristiche e i problemi fisici e mentali differiscono in modi anche molto pronunciati. Infatti l’autismo non è una malattia, ma una sindrome. Si pensi ad un autistico senza ritardo mentale e ad uno con ritardo mentale gravissimo: chiaramente le problematiche da affrontare saranno di ordine ben differente. Per questo, anche in una comunità molto piccola come è quella formata dai 9 dell’Orto di San Francesco le differenze soggettive sono tantissime. L’educazione, la gestione complessiva e la preparazione delle attività ne debbono tenere conto sempre. Per ognuno, all’OSF si debbono preparare attività ed offrire giochi adatti, sempre puntando a degli obiettivi da raggiungere.

Qui vediamo Davide nella piccola palestra dell’OSF. Si vede che si sta divertendo, ma il suo divertimento ha un risvolto educativo (che riguarda i colori).

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Maschi e femmine

13/01/2011

Su 4 bambini colpiti da autismo, solo 1 è una femmina. Questo significa che tre quarti delle persone con autismo sono maschi. Si è rilevato che il cervello autistico è un cervello iper-maschile, ovvero un cervello in cui sono abnormemente sviluppate le caratteristiche proprie della mascolinità (essenzialmente la tendenza alla sistematizzazione e meccanizzazione) rispetto a quelle della femminilità (essenzialmente l’empatia). Gli autistici sono attratti da quel che è ripetitivo, prevedibile e meccanico, dall’ordine e dal sistema, e sono poco capaci di empatia, di sentire ciò che provano gli altri. Questo fenomeno si manifesta nella mente e nel suo funzionamento, non certo nell’aspetto, che nella nostra Jessica è chiaramente molto femminile. La prevalenza assoluta dei maschi dovrebbe far capire a tutti quelli che accusano i vaccini come causa dell’autismo che stanno seguendo una strada sbagliata. 


Usare le mani

12/01/2011

Come spesso si vede nei soggetti autistici, Guido trova difficili molte operazioni che implicano la motricità fine. All’Orto di San Francesco si cerca di impegnare i ragazzi anche in attività che stimolino l’uso delle dita con materiali differenti per diversi obiettivi, promuovendo anche attenzione e concentrazione.


Buon 2011!

31/12/2010

terzetto

L’unico ad avere la capacità dire “Buon Anno” in questo terzetto di ragazzi dell’Orto di San Francesco è Ludovico, quello al centro col colletto rosso. Valentino, il più grande, e Guido, il più irrequieto, sono del tutto averbali. Tutti e tre hanno contribuito a preparare il presepe, assieme agli altri ospiti dell’Orto. Qui sono con l’operatrice Rossella, che ha usato la bacchetta magica per far stare Guido in posa..

Un grande augurio di Buon 2011 a tutti i nostri amici!


Attività

29/12/2010

 

 

Per noi, la parola chiave è attività. Riteniamo fondamentale che le persone con autismo abbiano compiti da svolgere, in cui trovare un senso e una soddisfazione. Gli autistici, come tutti i disabili, non debbono mai essere lasciati all’inerzia e al vuoto. Le attività proposte debbono essere però ben pensate e organizzate. Perciò all’OSF si lavora anche quando non ci sono i ragazzi. Vediamo ad esempio le nostre preziose collaboratrici Elena e Barbara al tavolo da lavoro.


Tempaccio

27/12/2010

L’autunno e la prima parte dell’inverno sono stati piovosi, e le attività all’aperto ne hanno risentito anche all’Orto di San Francesco. Tanto più importante è risultata una buona organizzazione della vita all’interno. Ecco a sinistra Giacomo, felice di lavorare con la guida dell’educatrice Monica.

 

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Buon Natale

24/12/2010

Per Natale i bambini dell’Orto di San Francesco, guidati dagli educatori, hanno realizzato un presepe, nel quale ci sono elementi creati da tutti. Anche soggetti a funzionamento molto basso hanno potuto contribuire secondo le loro possibilità, ad esempio incollando la lana delle pecore. Noi cerchiamo di stimolare nei nostri figli le abilità manuali, e insieme la gratificazione, l’autostima, la percezione di un senso.

Buon Natale


Imitazione

20/12/2010

Nella persona con autismo la capacità di imitazione solitamente è compromessa. La misura della compromissione però è variabile, e si può passare da un’abilità quasi nulla (come in mio figlio Guido), ad una molto spiccata ma sregolata (come in Tobia), ad una discreta, come in Valentino – nella foto – che però deve essere assistita e guidata. Qui vediamo Valentino all’opera nella falegnameria dell’Orto di San Francesco, con l’assistenza di Andrea, padre di Tobia e ottimo falegname (e non solo).


Passeggiata con le capre

17/12/2010

passeggiata con le capre

All’Orto di San Francesco cerchiamo di far vivere i nostri ragazzi autistici in un contesto ecologico, che riproduca la vita ordinaria, e soprattutto di farli stare il più possibile all’aria aperta. Quindi si approfitta delle belle giornate anche in inverno. Anche i ragazzi autistici hanno bisogno di camminare, e camminare tra i campi fa benissimo. Le docili caprette dell’OSF si prestano bene a questa attività, perché amano uscire in passeggiata, come cagnolini. Qui vediamo Ludovico (13 anni) e Valentino (14), i più anziani tra gli ospiti dell’OSF, con le caprette al guinzaglio.

 

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