Un patto

21/06/2011

 In Italia esistono decine di associazioni di familiari di persone autistiche. Solo due o tre sono nazionali, le altre sono locali, spesso molto piccole. Queste associazioni sono spesso in disaccordo fra loro su molte questioni, ad esempio sulla natura e l’efficacia dei trattamenti da applicare ai soggetti autistici. Questa frammentazione rende debole, anzi quasi inesistente, il fronte delle famiglie. Ma mi pare evidente che esistono tre punti sui quali tutte le associazioni oggi sono d’accordo. Su questi punti propongo la costituzione di un’alleanza tra le associazioni che potrebbe portare a importanti risultati. I tre punti sono questi:

Noi familiari di persone con disturbi dello spettro autistico chiediamo:

1. Diagnosi precoce e presa in carico globale con trattamento cognitivo-comportamentale immediato ed intensivo. Attualmente le diagnosi sono tardive, e le neuropsichiatrie non operano una presa in carico adeguata, sotto nessun profilo.

2. Aggiornamento della psichiatria italiana, che sull’autismo è totalmente impreparata, con mantenimento della diagnosi di autismo al compimento dei 18 anni. Attualmente per la psichiatria italiana l’autismo non esiste e al compimento dei 18 anni le diagnosi cambiano: è una indecenza!

3. Mantenimento della denominazione (e del concetto) di disabile al compimento dei 65 anni. Non è ammissibile, sotto nessun profilo, che una persona disabile, inserita da decenni in una struttura specializzata, nella quale la sua vita ha il suo senso e il suo radicamento, e dove riceve un trattamento adeguato, venga collocata in una casa di riposo generica per il semplice fatto che a 65 anni per lo Stato italiano un disabile si trasforma in un anziano.

Ritengo che su questi tre punti si potrebbe stilare un documento da far firmare ai rappresentanti di tutte le associazioni, per poi presentarlo alla pubblica opinione, alla classe medica e a quella politica.

http://www.facebook.com/?ref=home#!/profile.php?id=100000768291899

 

 

Errori frequenti nella risposta ai problemi comportamentali (1)

13/06/2011

A Practical Guide to Autism: What Every Parent, Family Member, and Teacher Needs to Know

Usare un linguaggio troppo complicato

Quando bambini o adolescenti autistici appaiono agitati, spesso da parte di insegnanti e genitori vi è un comprensibile desiderio di essere simpatetici, gentili e premurosi. Questo atteggiamento è ben comprensibile, ma spesso porta ad usare un linguaggio eccessivamente complicato. La cosa migliore è essere brevi, semplici e diretti. Il linguaggio più complesso è difficile da seguire e può solo far sentire il bambino o ragazzo sempre più frustrato.

Limitarsi a negare

Se si vuole che il bambino o ragazzo smetta di fare qualcosa, bisogna essere preparati a fornirgli delle alternative in positivo.

(pp. 427-428)


Per i diritti

10/06/2011

Da due anni radicali e indiscriminati tagli alle politiche sociali hanno spinto verso un’ulteriore emarginazione un numero sempre maggiore di persone anziane o con disabilità.

La cancellazione progressiva del Fondo per le politiche sociali e di quello per la non autosufficienza farà perdere, dal 2012, ogni assistenza al 20% delle persone disabili al Nord, al 30% al Centro e al 50% al Sud.

Uno scenario drammatico che penalizza le famiglie, sovraccaricandole e impoverendole ulteriormente.

Una prospettiva ancora più cupa visti anche i tagli alle politiche per il lavoro dei disabili e le sempre più risicate risorse per la scuola.

A questo si aggiunga un’implacabile, quanto inefficace e costosa, crociata contro le presunte “false invalidità” che maschera in modo malcelato la volontà di tagliare le pensioni ai veri invalidi, a chi davvero ha vitale necessità di quei 250 euro mensili. Quotidianamente si assiste a revoche indiscriminate di pensioni e indennità a persone gravemente disabili.

L’Italia spendeva già poco per il sociale: in rapporto al PIL stanziava meno della Polonia; era al passo con la Bulgaria. Ora, spende ancora di meno: smantellando un sistema pur minimo di protezione, gli effetti si sentiranno sull’emarginazione, sull’impoverimento, sul rischio di istituzionalizzazione.

Risorse e politiche per i diritti civili e sociali! È questa la netta e forte istanza che proviene, in modo compatto, dalle organizzazioni delle persone con disabilità.

Pertanto la FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle persone con Disabilità) e la FISH parteciperanno attivamente alla manifestazione nazionale indetta a Roma il 23 giugno prossimo dal Forum del Terzo Settore e dalle Associazioni aderenti alla campagna “I diritti alzano la voce”.

Si consiglia la lettura del documento congiunto FISH – FAND scaricabile al seguente indirizzo: http://www.fishonlus.it/2011/06/07/disabili-il-taglio-dei-diritti/


Cacciatori autistici!!!

08/06/2011

Sulla Rete si diffondono le ipotesi scientifiche più avventurose e scarsamente fondate. Il campo dell’autismo ne è pieno. Eccone una, presentata qui.:

«Cacciatori autistici – Al giorno d’oggi l’autismo costituisce una sfida per le persone che ne sono affette. Ma secondo una ricerca statunitense, l’autismo potrebbe aver rappresentato una caratteristica vantaggiosa tra i nostri antenati, quando si trattava di raccogliere cibo e cacciare, dovendo spesso restare soli ed in silenzio durante il foraggiamento.
Vantaggi funzionali – Quando si trattava di separarsi dal gruppo per seguire una preda, o raccogliere il cibo, l’autismo poteva fornire vantaggi notevoli, come per esempio un aumento della percezione spaziale, della concentrazione, e della memoria, tutte doti utilissime in un ambiente naturale. Quindi l’autore della ricerca, Jared Reser, dottorando al dipartimento di Psicologia della University of Southern California, ha ipotizzato che l’autismo sia stato trasmesso, almeno all’inizio della nostra evoluzione, come caratteristica vantaggiosa, che permetteva una resa migliore quando si trattava di ottenere cibo dall’ambiente naturale. In pratica, i soggetti autistici potevano rivelarsi dei cacciatori superiori alla media, grazie alle loro qualità ed alla loro superiore resistenza alla separazione dal gruppo durante il foraggiamento in solitario.
Fame e sete – La fame e la sete sono istinti che spingono i soggetti autistici a comportarsi in maniera compulsiva e causano attività ripetitive, secondo l’autore della ricerca. Questi comportamenti avrebbero permesso un miglior sviluppo delle abilità di caccia e raccolta necessarie alla sopravvivenza tra i nostri antenati, rendendoli quindi dei foraggiatori migliori. Oggi questi comportamenti vengono tenuti a bada, per esempio quando i genitori danno da mangiare ai figli autistici, e quindi i loro comportamenti vengono “distratti” dal bisogno di trovare cibo ed acqua, e vengono reindirizzati verso attività non sociali (per esempio ammucchiare blocchi di legno, o collezionare tappi di bottiglie).»

Bene, questa teoria, chiamiamola del “foraggiatore solitario”, presentata da Jared Reser, si può leggere qui integralmente (in inglese). Non sta assolutamente in piedi, perché cozza con quanto ci dice la primatologia circa il modo di cacciare delle scimmie (che avviene in gruppo). Inoltre, Reser non sembra avere la minima idea di quel che significa la caccia. Anzitutto, senza una cooperazione di gruppo, che implica un’alta socialità, capacità di imitazione e di intuizione della mente dell’altro, non si sarebbe mai passati alla caccia di animali grossi e pericolosi. E poi nell’autismo manca la capacità di comprendere l’intenzione altrui, e quindi anche l’intenzione di una preda piccola nel momento in cui tenta di sottrarsi alla cattura. L’autistico essendo mentalmente rigido, ogni modificazione e stranezza nel comportamento di una possibile preda porterebbe al fallimento della caccia. Inoltre, una caccia solitaria esclude la condivisione della preda, con tutto quel che comporta già negli scimpanzé bonobo in termini di sviluppo comportamentale. Insomma: l’autismo in termini evolutivi non costituisce affatto un vantaggio per la specie, e lo sforzo per vederlo in questi termini può essere spiegato solo come mascheratura scientifica di una posizione ideologica, che infatti emerge alla fine del testo di Reser: “Mostrare come l’autismo abbia una produttività ecologica e come esso esista ancor oggi a causa del suo successo nel passato indica che esso deve essere considerato non una malattia ma una condizione. Non dovrebbe essere pensato come qualcosa di cui vergognarsi, ma come qualcosa che rappresenta l’individualità, l’autodeterminazione e l’autonomia.” Mi chiedo quanti autistici abbia visto Reser. Mi chiedo se potrebbe scrivere questo dopo aver visto mio figlio e gli altri ospiti dell’Orto di San Francesco.

(Nella foto mio figlio Guido, al parco dello Storga. Completamente disinteressato agli animali, si diletta di strappare soffioni e lanciarli ripetitivamente in aria.)


Risposta a Vizioli e Carfagna

06/06/2011
Gent.mo prof Vizioli,
 “Lei faccia il genitore!” ; “Lei il bambino lo ha voluto?”. Un invito e una domanda che sovente, ancora oggi, molti papà e mamme di bambini autistici si sentono rivolgere. Ma non in un salotto o per strada, da persone che dell’autismo non sanno nulla o ne hanno solo una vaga idea, bensì nello studio di un neuropsichiatra infantile o di uno psicologo dell’azienda sanitaria locale. Un invito assurdo, una domanda inaccettabile. Questo invito e questa domanda, che purtroppo risuonano spesso, sono due importanti segnali dell’immensa arretratezza culturale con cui oggi, nel 2011, in Italia viene ancora affrontata la questione dell’autismo.

 Dell’autismo oggi si sa molto, non è più un mistero. Si sa, ad esempio, che è una sindrome conseguente ad un disturbo di origine neurobiologica, e che quindi la sua causa è organica, che sicuramente vi è una implicazione genetica (che coinvolge numerosi geni e non uno solo), che non è una malattia da cui si possa guarire con diete o trattamenti avventurosi, e che l’unica cosa che può dare risultati misurabili è un intervento educativo precoce e intensivo, secondo modalità cognitivo-comportamentali, ormai ampiamente sperimentate a livello internazionale. Non è il caso di dare spazio a varianti della pet-therapy o a ipotesi non suffragate da ricerca e sperimentazione a livello internazionale. Leggi il seguito di questo post »


Ministero dell’arretratezza scientifica?

06/06/2011

Il Senato approva una mozione dai contenuti avanzati e al passo con la ricerca scientifica internazionalmente accreditata (qui riportata). Ed ecco che mi arriva un’invito dal Ministero diretto dalla Carfagna, per un convegno dal sospetto titolo “L’Autismo e i suoi vissuti” (chissà perché con la maiuscola, ma ormai l’italiano è un’opinione). Che disastro! Manca una qualsiasi presenza delle linee scientifiche internazionalmente validate, c’è invece una confusa oscillazione tra psicologismo tradizionale, ricerche avventurose sull’intestino e strampalate ipotesi terapeutiche a base di animali marini e terrestri. Come se la pet- therapy non avesse già dimostrato la sua irrilevanza per la stragrande maggioranza degli autistici. Insomma, un convegno di rara inconsistenza. Ho risposto all’invito con una lunga lettera, che riprende un mio scritto sulla necessità di una rivoluzione culturale per l’autismo. Dalla quale qui siamo distanti anni luce.

 

BOZZA DI PROGRAMMA “AUTISMO E I SUOI VISSUTI”

ore 9 Apertura Lavori
9,30 Saluti del Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna.
10,00 Prof. Lucio Vizioli – Attività della Commissione Salute a favore dell’Autismo
10,30 Prof. Michele Piccione – L’Autismo e i suoi vissuti
10,45 Prof. Federico Balzola che presenterà una relazione dal titolo “Coinvolgimento intestinale nell’autismo: nuove ipotesi patogenetiche”.
11,00 Prof. Davide Moscato – Nuove Ipotesi terapeutiche

11,15 Attualità terapeutiche
11,30 Caffè
11,45 Associazioni Familiari Autismo: Bisogni, Richieste, Proposte
12,45 Prof. Lucio Vizioli – Conclusioni


Privatizzazione del sostegno?

01/06/2011

Il DISEGNO DI LEGGE di Bevilacqua e Gentile è questo:

ART. 1.
1. I dirigenti degli istituti scolastici e delle scuole di ogni ordine e grado sono autorizzati a definire progetti, con la collaborazione di privati, per il sostegno di alunni con disabilità, anche ai fini dell’elaborazione e dell’attuazione dei Piani educativi individualizzati di cui all’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 24 febbraio 1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 79 del 6 aprile 1994, nonché delle misure educative e didattiche di supporto di cui all’articolo 5 della legge 8 ottobre 2010, n. 170, ivi inclusa la stipula di apposite polizze assicurative a carico dei soggetti privati per la copertura dei rischi correlati all’impiego di personale o di consulenti privati esterni alla scuola.
2. L’attuazione delle disposizioni di cui al comma 1 non deve comportare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Penso che il disegno di legge possa presentare degli aspetti interessanti, e non vada rigettato per principio, come mi sembra stia avvenendo da parte di molti. In ogni caso, va discusso senza pregiudiziali ideologiche, e con molto realismo.


Che cos’è la scienza-bidone

27/05/2011

Per junk science (scienza-bidone o scienza-ciarpame o scienza-spazzatura, ecc.) si intende l’uso di dati scientifici e analisi scientifiche fallaci per promuovere interessi particolari o per secondi fini.

Esempi di interessi particolari sono i seguenti:

  • I media possono usare la scienza-bidone per produrre titoli e programmi sensazionali, l’obiettivo dei quali è di far aumentare il numero dei lettori e dei telespettatori. Più lettori e spettatori significano più ricavi dalla pubblicità. I media possono usare la scienza spazzatura per fini personali o per quelli di organizzazioni sociali o politiche.
  • Gli avvocati che si occupano di danni personali possono usare la scienza-bidone per estorcere degli accordi a imprese ricche o per disorientare le giurie fino a far loro emettere dei verdetti di risarcimento molto pesante.
  • Attivisti politici e sociali possono usare la scienza-bidone a fini di cambiamento politico-sociale.
  • I Governi possono usare la scienza-bidone per espandere la loro autorità di controllo, per incrementare i loro bilanci o per i fini politici dei parlamentari eletti.
  • Le imprese possono usare la scienza-bidone per squalificare i prodotti dei concorrenti, esaltare i propri, o per promuovere cambiamenti politico-sociali corrispondenti ai propri interessi commerciali.
  • I politici possono usare la scienza-bidone per favorire gruppi e interessi particolari, per essere politicamente corretti o per promuovere le loro credenze e convinzioni personali.
  • Singoli scienziati possono usare la scienza-bidone per conseguire fama e fortuna.
  • Persone ammalate (realmente o nella loro immaginazione)  possono usare la scienza-bidone per accusare altri di aver causato la loro malattia. Anche persone qualsiasi possono usare la scienza-bidone per  per conseguire fama e fortuna.

Attenzione: commettere errori non è la stessa cosa che essere essere colpevoli di scienza-bidone.

Il metodo scientifico procede per tentativi ed errori finché la verità non viene determinata. Questo significa spesso molti tentativi e molti errori. Gli scienziati imparano dai loro errori. Così la scienza erronea è parte del metodo scientifico.

La scienza erronea diventa scienza-bidone soltanto quando le sue pecche lampanti o facilmente individuabili vengono ignorate, ed essa viene utilizzata per promuovere qualche interesse particolare. Nel mondo dell’autismo e dei suoi falsi profeti ne abbiamo esempi a bizzeffe.


Permessi e congedi: novità e problemi

22/05/2011

Sul sito della FISH si possono leggere informazioni importanti sulle novità che stanno maturando in tema di congedi e permessi spettanti a coloro che devono assistere un disabile.
http://www.fishonlus.it/2011/05/20/permessi-e-congedi-audizioni-della-fish/


Quello che non sappiamo dell’autismo (3)

20/05/2011

Quello che non sappiamo dell’autismo (2)

16/05/2011

Quello che non sappiamo dell’autismo (1)

13/05/2011

Al IX Congresso Internazionale di Autism Europe, Michael Rutter da bravo scienziato fa una panoramica di tutto quello che ancora non sappiamo dell’autismo.


Nuova pagina su Facebook

10/05/2011

Nuova pagina su Facebook, per incrementare la nostra presenza nella Rete.

http://www.facebook.com/?tid=1986537379010&sk=inbox#!/pages/Autismo-Treviso-onlus/101029093321520?sk=wall


Segni di autismo da 1 a 3 anni

09/05/2011

A Practical Guide to Autism: What Every Parent, Family Member, and Teacher Needs to Know

Sintomi sociali

Anomalo contatto oculare
Contatti sociali limitati
Scarso interesse per gli altri bambini
Sorriso sociale limitato
Il bambino guarda raramente le persone
Ha una gamma di espressioni facciali limitata
Scarsa condivisione di affetti ed emozioni
Poco interesse ai giochi interattivi
Gioco funzionale limitato
Nessun gioco immaginario
Limitata imitazione motoria

Sintomi nella comunicazione

Scarsa frequenza della comunicazione verbale o non verbale
Incapacità di condividere l’interesse (ad es. mediante indicazione, condivisione, dare, mostrare)
Scarsa risposta al nome
Incapacità di rispondere a gesti comunicativi (indicazione, dare, mostrare da parte di altri)
Uso del corpo altrui come strumento (il bambino spinge la mano dell’altro verso l’oggetto desiderato senza contatto oculare, come se fosse la mano, anziché la persona, a prendere l’oggetto
Interessi ristretti e comportamenti stereotipati
movimenti singolari di mani o dita
uso inappropriato degli oggetti
Interessi/giochi ripetitivi
Comportamenti sensoriali unusuali
Iper/ipo sensitività a suoni, tessuti, gusti o stimoli visuali

(p. 199)


Dal Senato!

02/05/2011

SENATO della repubblica
Legislatura 16
Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00355
Pubblicato il 13 dicembre 2010
Seduta n. 472

BIONDELLI , FINOCCHIARO , BASSOLI , ANDRIA , QUAGLIARIELLO , CHIAROMONTE , CARLINO , GRANAIOLA , MOLINARI , DEL VECCHIO , GARAVAGLIA Mariapia , ARMATO , SACCOMANNO , BAIO , CASSON , SOLIANI , SERRA , GUSTAVINO , COSENTINO , PERTOLDI , RIZZI , TOMASSINI , BIANCONI , BOSONE , PIGNEDOLI , PORETTI , SERAFINI Anna Maria

Il Senato,

premesso che:
dall’8 al 10 ottobre 2010 si è svolto a Catania il IX Congresso Internazionale di Autism Europe;
esso ha rappresentato un’opportunità di incontro per le persone affette da disturbo dello spettro autistico, per i loro familiari e per i professionisti del settore al fine di condividere informazioni attendibili sui progressi della scienza e sulle migliori pratiche;
i disturbi dello spettro autistico (ASD), che rappresentano una condizione altamente invalidante e a tutt’oggi ancora senza una definizione eziologica certa, costituiscono un rilevante problema di sanità pubblica visti i suoi effetti sulle persone che ne sono affette e sulle loro famiglie;
l’autismo, in particolare, è ormai considerato, secondo le indicazioni consolidate della letteratura internazionale, come una patologia precoce del sistema nervoso centrale che determina una disabilità complessa che colpisce pervasivamente la comunicazione, la socializzazione ed il comportamento;
l’eziologia dell’autismo è, purtroppo, ancora scarsamente conosciuta e non esistono trattamenti farmacologici mirati;
gli studi epidemiologici condotti sia negli Stati Uniti sia in Europa, nell’ultimo decennio, riportano un generalizzato aumento delle diagnosi di autismo, con una prevalenza fino a 8 su 1.000 del complesso dei disturbi dello spettro autistico (fonte: Istituto superiore di sanità, 2009) e la letteratura internazionale stima la nascita di un bambino con disturbi dello spettro autistico ogni 150 nati;
in Italia, non esistono dati nazionali sulla frequenza dell’autismo nella popolazione; le stime disponibili (Osservatorio autismo della Regione Lombardia) indicano una prevalenza minima di 4,5 casi per 10.000;
le problematiche che le famiglie incontrano in questi casi sono le più disparate: l’inadeguata informazione di base dovuta al’insufficiente diffusione di campagne di sensibilizzazione e di divulgazione sul fenomeno; la mancata applicazione di sistemi standardizzati di criteri per la diagnosi dei casi di autismo, troppo spesso imprecisa e tardiva; la carenza di competenze nei servizi per la presa in carico degli individui autistici una volta divenuti adulti; la difficoltà di individuare percorsi terapeutici standardizzati, riferendosi soprattutto ai diritti delle persone autistiche, diritti che dovrebbero essere posti al centro del percorso terapeutico;
la complessità e l’eterogeneità delle sindromi autistiche richiedono un significativo supporto alle famiglie per sostenere i processi di inclusione scolastica e sociale delle persone con autismo;
è fondamentale l’esigenza di una più efficiente organizzazione della rete di servizi sanitari specialistici, di diagnosi e trattamento, affinché questi siano accessibili e omogeneamente diffusi in tutti i territori regionali;
è, altresì, importante il ruolo del pediatra di base nei sistemi di valutazione e screening al fine della diagnosi precoce,

impegna il Governo:

a promuovere, con adeguati finanziamenti, anche in collaborazione con l’università, la ricerca nei vari aspetti, da quelli genetici ed eziologici a quelli diagnostici e terapeutici;

ad adottare provvedimenti di carattere generale che impegnino le Regioni a definire modelli organizzativi per la garanzia dei percorsi di diagnosi, presa in cura e trattamento al fine di individuare standard diagnostici e di trattamento adeguati alle ormai consolidate conoscenze internazionali più recenti;

a sostenere le politiche di miglioramento della qualità degli interventi attraverso specifici percorsi di formazione;

ad istituire, in collaborazione con le Regioni, un registro di prevalenza dei disturbi dello spettro autistico;

a promuovere forme di coordinamento e collaborazione tra le istituzioni interessate al fine di sostenere i processi di inclusione scolastica e sociale delle persone con autismo;

a prevedere forme di politiche attive dirette ai familiari, dal punto di vista sia del sostegno che dell’informazione e della formazione, avvalendosi anche dell’iniziativa delle associazioni di volontariato.